A cura di Annalisa Bruni
Hanno collaborato:
Federica Benedetti, Saida Bullo, Paola Cadelano, Chiara Callegari, Carlo Campana, Piero Falchetta, Stefano Frassetto, Patricia H. Labalme, Maurizio Messina, Maria Grazia Negri, Stefania Rossi Minutelli, Tiziana Plebani, Marino Zorzi.
Traduzioni: Gregory Downling
Edizione a stampa (su carta ecologica, biodegradabile e riciclabile):
progetto grafico: Massimo Grandese
stampa: Grafiche Liberalato s.n.c. Mestre-Venezia
Edizione on line: Maurizio Vittoria
To the American Friends of the Marciana Library
In questo triste e tragico momento per gli Stati Uniti la Biblioteca Marciana desidera esprimere i suoi sentimenti più profondi di partecipazione agli American Friends of the Marciana Library. Anche quest'anno il loro aiuto è stato importante per i nostri comuni progetti: l'ampliamento delle facilitazioni e delle opportunità per gli studiosi e per i lettori.
Tiziano Vecellio, La Sapienza (1560) In particolare ha beneficiato del prezioso aiuto degli American Friends il progetto "Golem", che porterà al recupero elettronico dell'intero catalogo della Marciana. Molte schede prima illeggibili sono state controllate e corrette.
È stato anche acquisito un nuovo sistema elettronico che collega tutti i computers della Biblioteca che sono a disposizione del pubblico. Da ogni postazione è ora possibile consultare tutti i CD-Rom posseduti dalla Marciana, con comprensibile vantaggio degli studiosi dato che i CD-Rom contengono utili data-bases dei più diversi campi del sapere.
È nostro desiderio pertanto rinnovare il nostro ringraziamento agli American Friends con la speranza di vederli presto ancora nelle nostre sale di lettura, così ben descritte da Patricia Labalme nel precedente numero di questa Newsletter. A lei, speciale Amica della Marciana, desideriamo esprimere il nostro particolare affetto.
Marino Zorzi
Stampe della raccolta Tursi
Grazie ai fondi appositamente stanziati dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, l'Ufficio Carte Geografiche della Biblioteca Marciana avvierà quanto prima i lavori per la riproduzione in formato digitale e la catalogazione del prezioso fondo di stampe della raccolta Tursi.
Si tratta di un'ampia raccolta di vedute di città italiane e di altri luoghi d'Italia ancora poco nota, ma che costituisce nel suo insieme un'importante documentazione iconografica sul fenomeno urbano nel nostro paese dal Cinquecento all'Ottocento.
Le immagini saranno digitalizzate per mezzo di un'apparecchiatura Zeutschel Omniscan 6000; le immagini e le relative descrizioni bibliografiche saranno quindi implementate nella base dati GeoWeb.
P.F.
Le cinquecentine della "Biblioteca San Servolo"
La Fondazione San Servolo - I.R.S.E.S.C. (Istituto per le ricerche e gli studi sull'emarginazione sociale e culturale) è nata nell'omonima isola della Laguna su iniziativa della Provincia di Venezia, allo scopo di recuperare, tutelare e rendere fruibile al pubblico un ricco patrimonio culturale proveniente dagli ex complessi manicomiali di San Servolo e di San Clemente.
Oltre al materiale fotografico e documentario vi è depositato un cospicuo fondo librario suddiviso per provenienza: "Biblioteca San Clemente" e "Biblioteca San Servolo".
- Blackwell, A curiosus herbal...London, 1737-39. Vol.II, tav.482 La "Biblioteca San Clemente" comprende circa 2000 volumi monografici e periodici di argomento medico-scientifico relativi ad un periodo che va dalla fine del XVIII secolo ai giorni nostri, ed è stata inventariata e catalogata nel 1997 a cura della Fondazione. La "Biblioteca San Servolo" è costituita da circa 8000 opere manoscritte e a stampa dei secc. XVI-XX di vari argomenti: medico, teologico, politico-geografico, e da una raccolta storica di 800 volumi dell'ordine religioso "Fatebenefratelli" che resse ininterrottamente per quasi due secoli (XVIII-inizio XX) l'intero complesso isolano di San Servolo.
Nell'ambito di un progetto di inventariazione e catalogazione della "Biblioteca", verso la fine degli anni '90 la Fondazione ha richiesto la collaborazione della Biblioteca Marciana, in particolar modo per la sezione delle opere antiche.
Innanzitutto è stato effettuato un sopralluogo nell'Isola per verificare la consistenza e lo stato di conservazione del fondo, sulla base di una ricognizione operata alla metà degli anni '80.
Successivamente è stato tenuto presso la Biblioteca Marciana un corso di catalogazione retrospettiva della durata di circa 10 mesi per la formazione del personale della Fondazione. Infine si è proceduto alla supervisione della schedatura ex-novo delle 42 cinquecentine reperite nel fondo. Il catalogo di tali edizioni verrà pubblicato nel volume XV della "Miscellanea Marciana".
Marialuisa Corsa
Giornali & periodici
È in corso d'opera un progetto che prevede la microfilmatura dei giornali veneziani del XIX secolo posseduti dalla Marciana (si veda l'elenco in calce). A tal fine è stata effettuata una ricognizione del settore giornali - di cui si prevede il riordino - ed è stata redatta una lista dei giornali marciani, comprensiva di collocazioni e consistenze, messa anche a disposizione del pubblico.
Il fascicolo contenente la lista, strumento provvisorio che sarà riveduto ed aggiornato quando sarà terminato il lavoro di riordino, indica anche le annate escluse dalla consultazione per il cattivo stato di conservazione e i titoli che sono solo in parte disponibili per la consultazione La Marciana ha inoltre acquistato dalla Biblioteca Nazionale Centrale Vittorio Emanuele II i microfilm di varie annate della Gazzetta di Venezia (Privilegiata, poi Uffiziale) comprese tra gli anni 1826 - 1949; le lacune saranno colmate con il progetto sopracitato.
Per l'anno venturo si prevede la pubblicazione dell'aggiornamento dell'Elenco dei Periodici della Marciana, già redatto e pubblicato nel 1966 da Nereo Vianello.
Maria Michieli
Giornali in corso di microfilmatura
A tutti per tutti - L'Adriatico - L'amico del popolo - L'ape - L'ape militare - Asmodeo - Atti verbali del circolo italiano in Ve - El barcariol - La bilancia dell'opinione - Il biricchino - Caffè e bettola - Il castigamatti - Il centesimo del 1849 - Il circolo delle donne - Il corriere. Bull. della guerra - Il corriere e l'Italia - Il Corriere e Pio IX - Il corriere veneziano - La costanza - Cronaca civile criminale contemporanea - Il democratico - Diario veneto - Il difensor del popolo - La difesa - Il due aprile - L'eguaglianza - Fatti e non parole - Fatti e parole - Il ficcanaso - La formica - La fratellanza dei popoli - Fuoco patrio - La Giovine Italia - Giornale della guardia civica (poi: nazionale) - Il gobbo di Rialto - La guida del popolo - L'imparziale - L'indipendente - L'Italia nuova - La lanterna magica - Il leone alato di San Marco - Lettere storiche [...] - Il libero italiano - Il lunedì veneto - I martiri italiani - Il mattiniere - Memoriale veneto - Un milione di fatti - Il 1850 - Mondo nuovo - Novelliere dei caffè - Il nuovo corriere del popolo - L'operaijo - L'osservatore veneto - La parola - Per tutti - Pirimpimpara - Il popolo italiano - Il popolo ne' suoi diritti - Il precursore - La prova - Quel che si vede - La Repubblica - Rivista veneta - San Marco - La scintilla - La sentinella del popolo - Sior Antonio Rioba - Il soldato - Le speranze del popolo - Lo spirito folletto - La staffetta del popolo - Il tempo - La terza Italia - Il tribuno del popolo - Utile e dilettevole - Il Veneto cattolico - La Venezia - Venezia in mano del suo popolo - Verità e non plus ultra - Il vero amico del popolo - La voce del popolo.
Marciana On-Line
Marciana On-Line è il nuovo OPAC (On-line Public Access Catalogue) della Biblioteca Nazionale Marciana. È un sistema che permette di accedere contemporaneamente, via Web, a gran parte delle opere a stampa possedute della biblioteca:
- al catalogo bibliografico del Polo SBN di Venezia (che comprende le accessioni dall'aprile 1990 ed eventuali recuperi di catalogazioni precedenti di pubblicazioni reperibili presso tutte le biblioteche partner del Polo SBN di Venezia);
- alla base dati Golem, prodotta dalla retroconversione del catalogo generale a schede per autori della Biblioteca Marciana.
Si possono così cercare, attraverso un'unica operazione, opere che vanno dagli incunaboli fino agli ultimi acquisti marciani. La ricerca si effettua attraverso dei campi, che possono essere diversificati tramite un menu a tendina; i termini di ricerca possono essere filtrati e si possono utilizzare gli operatori logici (e, o, non). Per trovare delle informazioni più puntuali è possibile impostare, da subito, dei filtri di ricerca. Tutto questo con pochi e semplici comandi.
Marciana On-Line, fornito dalla Finsiel e personalizzato dalla Biblioteca Nazionale Marciana, utilizza il protocollo z39.50, che ormai è diventato uno standard per lo scambio dei dati tra gli OPAC.
Infatti, tramite la sezione Altri Cataloghi, oltre a poter ricercare nel posseduto della biblioteca è possibile una consultazione diretta (e contemporanea) anche in altre importanti basi dati quali, tra le altre, quella delle biblioteche dell'Università di Venezia, della Library of Congress o dell'importantissima LIBRIS della Royal Library of Sweden.
È possibile, inoltre, effettuare delle ricerche nelle basi dati di alcuni musei. Le banche dati di maggior interesse personale possono essere raggruppate e memorizzate in un Archivio personale, che potrà essere richiamato a piacimento ogniqualvolta ci si colleghi a Marciana On-Line.
Un'altra importante funzione presente è quella di poter inviare via e-mail i risultati della ricerca, oltre a poterli stampare in formato testo o salvare nel PC.
Restano comunque attivi gli altri due OPAC distinti (la base dati SBN e Golem).
Maurizio Vittoria
Stage di formazione per liceali veneziani
Nell'anno in corso la Biblioteca ha accolto favorevolmente, in via sperimentale, le richieste di uno stage per alunni avanzate da due licei classici statali del territorio veneziano: il Liceo Marco Foscarini di Venezia e il Liceo Raimondo Franchetti di Mestre, che hanno aderito all'iniziativa, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Venezia in accordo con il Provveditorato agli Studi di Venezia e l'ente Veneto Lavoro, tesa ad offrire agli studenti degli istituti di istruzione secondaria di II grado della provincia di Venezia - come dal bando di concorso - "la possibilità di ottenere una borsa di studio per chi abbia regolarmente partecipato a stages presso enti, aziende o amministrazioni pubbliche, al fine di promuovere e favorire il loro diretto rapporto con le strutture produttive locali".
Le alunne prescelte, Paloma Bacchin del Liceo Foscarini e Marta Zago del Liceo Franchetti, hanno svolto il loro stage presso la Biblioteca dall'11 giugno al 6 luglio 2001.
Nel rispetto della convenzione stipulata tra i dirigenti scolastici delle rispettive scuole e il direttore della Marciana, lo stage è stato organizzato in 80 ore complessive di frequenza suddivise in 4 ore al giorno dal lunedì al venerdì, per quattro settimane.
L'attività di formazione, finalizzata essenzialmente a una conoscenza più approfondita e diretta dei compiti che la Biblioteca svolge e dei vari servizi che essa offre a studenti e studiosi di tutto il mondo, ha previsto una breve permanenza, a rotazione, presso gli uffici: accoglienza e assistenza al pubblico, prestito locale e internazionale, ufficio accessioni, catalogazione antica e moderna, con accenni ai problemi e progetti di catalogazione di materiali specifici (manoscritti, cinquecentine, seicentine, libro antico e carte geografiche), recupero del catalogo a schede, ricerche bibliografiche, ufficio mostre e ufficio conservazione e restauro.
Elisabetta Lugato
"Miscellanea Marciana" Vol. XV
Con l'anno 2000 la rivista della biblioteca giunge al suo quindicesimo numero: dopo i volumi monografici dedicati a Dennis Rhodes, alla memoria di Emilio Teza, al Polifilo (vol.XIII: esaurito), agli atti del convegno su Ugo Facco De Lagarda, ritorna ad una raccolta di studi maturata con intenti genuinamente miscellanei. Tuttavia sarà possibile, scorrendone l'indice, rinvenire anche in questo caso la falsariga di alcune attività didattiche e di ricerca promosse dalla biblioteca.
In tal senso vanno letti i contributi metodologicamente più impegnativi presenti nella pubblicazione (tra cui La conversione retrospettiva del CUBI di Gloria Cerbai Ammannati) e gli strumenti bibliografici di orientamento disciplinare (contributi di Valentino Romani e Sabrina Minuzzi), infine i cataloghi e spogli di fondi minori ma di notevole interesse bibliografico (dalle cinquecentine della Fondazione San Servolo a cura di Marialuisa Corsa e Riccardo Romano, al regesto ligure delle seicentine veneziane proposto da Andrea Sisti, quindi alla scelta di libri slavi proposta da Annalisa Bruni).
J.J. von Plenck, Icones plantarum...,Viennae, 1788-1812. Cent. I, tav.32 Interessa altresì notare come, nell'articolo d'apertura, Alfredo Serrai problematizzi lo stato aggrovigliato e a volte talora intimamente frammentato in cui si manifesta la realtà delle cosiddette "discipline del libro", ribadendo all'interno di questo quadro epistemologico forse insicuro, sebbene attualmente vitalissimo, la priorità della Bibliografia come scienza definitiva del libro inteso come manufatto d'ordine intellettuale.
Contrastante con l'impianto bibliofilo di certa bibliologia delimitata nelle sue indagini all'orizzonte più angusto del libro, quello oggettuale, l'argomentazione di Serrai rilancia le più elevate responsabilità di mediazione culturale del mondo bibliotecario, confinante ma a ben vedere divergente dalle ragioni del collezionismo librario o dalla grandiosa erudizione che spesso si ricollega alle sue origini (e cfr. in tal senso il profilo del Cicogna steso da Stefania Rossi Minutelli).
In ogni modo (e a conferma delle ampie Riflessioni di Simonetti sulla pubblicistica professionale) di interessi eterogenei ma unificati dall'istanza congiunta di individuare, catalogare, descrivere, studiare e valorizzare il libro, sembra nutrirsi l'attività della "Miscellanea Marciana" e la "vita" della stessa biblioteca, della quale Ravalli fornisce la cronistoria degli anni Ottanta.
Completano il volume due studi di rilievo per la storia della grafica, di Chiara Callegari sull'attività incisoria di Gerolamo Mocetto, di Paolo Veneziani sulla icono-bibliografia della marca tipografica del guerriero sul bue; la Nota sopra un codice di Francesco Contarini di Roberto Norbedo; infine il recupero del diario di viaggio a Londra dell'ambasciatore Girolamo Lando curato da Luigi Monga, a riprovare come il filone dell'odeporica risulti presso i fondi manoscritti marciani tutt'altro che esaurito.
Damiano De Odemira
L'omaggio a Christine de Pizan dalla sua città natale
Il 17 novembre dello scorso anno si è svolto a Venezia il convegno La città delle Dame di Christine de Pizan. Cittadinanza delle donne nella storia, un omaggio che la città natale di Christine de Pizan ha voluto attribuire alla più importante scrittrice medievale.
Di tale iniziativa la Biblioteca Nazionale Marciana è stata, insieme ad Alliance Française, all'Università di Venezia e altre istituzioni, uno degli enti patrocinatori. Christine de Pizan nacque infatti a Venezia nel 1364 dove il padre Tommaso, noto studioso di medicina e astrologia, si trovava chiamato dal 1357 in veste di medico e consigliere dalla Repubblica Veneta.
Christine abbandonava Venezia poco dopo, trasferendosi a Parigi, a seguito dell'invito fatto a Tommaso da Pizzano dal re di Francia Carlo V il Saggio.
La vicenda di Christine de Pizan fu alquanto singolare: morti il padre e il marito, rimasta vedova con a carico i tre figli e la propria madre, si industriò a mantenere la famiglia con il suo apprezzato lavoro di copista, facendosi conoscere al contempo come compositrice di ballate d'amore. La sua fama crebbe e Christine intraprese la scrittura di opere più complesse e ardite, allegoriche e politiche, dirigendo inoltre uno scriptorium, sovraintendendo il lavoro di copia e di illustrazione dei suoi testi. Alcuni manoscritti di Christine de Pizan, dalle splendide miniature, sono giudicati tra i capolavori dell'arte libraria del periodo.
Christine de Pizan ha lasciato, tra i vari testi, una trattazione sul contributo femminile all'edificazione della cultura e della civiltà, La Cité des Dames, che è stata recentemente tradotta in italiano nell'edizione curata da Patrizia Caraffi, dell'Università di Bologna. Nella giornata di convegno studiose straniere, Margarete Zimmermann e Jacqueline Cerquiglini-Toulet, e italiane, Patrizia Caraffi, Giovanna Angeli e Tiziana Plebani, hanno messo in luce il ruolo straordinario assunto da Christine de Pizan nella storia della cultura e nella costruzione di una memoria e di una genealogia femminile nella storia.
T.P.
Venezia Laboratorio di cultura al IV Salone BB CC
In occasione del IV Salone dei Beni e delle Attività Culturali, svoltosi nel dicembre 2000 al Padiglione Italia dei Giardini di Castello, è stata presentata un'importante iniziativa voluta dall'Assessore alla Cultura del Comune di Venezia, Marino Cortese.
Si tratta di "Venezia Laboratorio di cultura", il coordinamento delle Istituzioni culturali veneziane, che si prefigge di diventare lo strumento privilegiato offerto a chi produce cultura a Venezia per rendere migliore e più utile il lavoro di ciascuno promuovendo con regolarità incontri per scambiare esperienze, comunicare in anticipo i programmi a lungo e medio termine, discutere le strategie progettuali e operative.
Il primo risultato di questa collaborazione è stato la partecipazione al Salone, in uno stand comune, dove i visitatori potevano trovare rappresentate le 34 Istituzioni aderenti e tra esse naturalmente la Biblioteca Nazionale Marciana, con i loro materiali illustrativi e le loro pubblicazioni. Per l'occasione è stata edita una newsletter, dal titolo "Vlc. Venezia Laboratorio di cultura", distribuita gratuitamente al pubblico, nella quale - per la prima volta - è stato possibile presentare ad un grande pubblico ogni singolo Istituto e promuovere collegialmente in un unico calendario le iniziative (mostre, eventi, restauri, pubblicazioni) previste in città per il 2001.
Una conferenza di presentazione del progetto alla stampa internazionale, organizzata contestualmente al Salone, ha permesso di far conoscere anche all'estero l'iniziativa, che si avvale, dal maggio di quest'anno, di un sito web (http://www.veneziacultura.it) che, oltre a fornire schede sintetiche su ogni realtà rimandando poi con un link, per maggiori informazioni, al sito delle singole istituzioni, costituirà un'agenda costantemente aggiornata, segnalando con tempestività tutte le iniziative. Scorrendo il sito e sfogliando la newsletter si rimane davvero colpiti dalla mole e dall'articolazione delle proposte e dei servizi culturali della città. Averle messe tutte insieme contribuisce a valorizzarle, creando un'immagine collettiva e organica della proposta culturale veneziana al mondo intero.
A.B.
Fanno parte del Venezia laboratorio di cultura:
Accademia di Belle Arti, Archivio di Stato, Ateneo Veneto, Biblioteca Nazionale Marciana, Centro Culturale S. Maria delle Grazie, Centro Studi Storici di Mestre, Comune di Venezia Direzione Beni e Attività Culturali, Comunità Ebraica di Venezia, Congregazione Armena Mechitarista, Conservatorio di Musica "Benedetto Marcello", Fondazione Bevilacqua La Masa, Fondazione CA.RI.VE., Fondazione Eni Enrico Mattei, Fondazione Giorgio Cini, Fondazione Ugo e Olga Levi, Fondazione Scientifica Querini Stampalia, Fondazione Teatro La Fenice di Venezia, Istituto Ellenico di Studi Bizantini e Post Bizantini, Istituto Universitario di Architettura di Venezia, Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti, La Biennale di Venezia, Museo Storico Navale, Palazzo Grassi, Peggy Guggenheim Collection, Scuola Grande Arciconfraternita di San Rocco, Société Européenne de Culture, Soprintendenza Archeologica per il Veneto, Soprintendenza Archivistica per il Veneto, Soprintendenza di Venezia per i Beni Architettonici e per il Paesaggio, Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico e Demoantropologico di Venezia, Studium Cattolico Veneziano, The Venice International Foundation, Università Cà Foscari Venezia, Università Internazionale dell'Arte, Venice International University.
La lettura: un bene in crisi?
Come ha sottolineato Annalisa Bruni nel suo intervento Promozione della lettura in biblioteca, nell'ambito di un corso che ha voluto, fin dal suo titolo, affrontare la spinosa e attualissima questione della "crisi della lettura", era inevitabile approdare ad un tema a essa fortemente e intimamente collegato, cioè alla "promozione della lettura", che dovrebbe offrire, o almeno proporre, dei rimedi alla questione intesa come problema da risolvere.
Se di crisi della lettura si parla, evidentemente il punto di partenza è uno e uno solo: che nella nostra società contemporanea si legge poco, pochissimo, sempre meno. Nella sua comunicazione Annalisa Bruni inizialmente ha illustrato questo fenomeno, quantificandolo e analizzandone le ragioni, per toccare poi le diverse iniziative in atto nelle biblioteche italiane, fortemente impegnate nella promozione della lettura e nella diffusione del libro inteso non solo come strumento di studio, di aggiornamento, di informazione e/o di lavoro, ma anche come oggetto di piacere.
Una meditazione di questo tenore coinvolgente si propone con crescente urgenza, soprattutto alla luce della crisi delle modalità tradizionali di ricezione e lettura del testo suscitata dalla diffusione dell'editoria elettronica e di internet.
Alla ricerca di nuovi valori del libro e del testo, l'obbiettivo del corso "Crisi della lettura e critica letteraria" organizzato congiuntamente dall'Ateneo Veneto e dalla Biblioteca Marciana (d'intesa con il Provveditorato agli Studi di Venezia), ha comunque inteso offrire, come negli auspici della direzione curatane da Maria Teresa Secondi Mongiello, "uno spazio di dibattito qualificato e nel contempo aperto a contenuti interdisciplinari e a contributi professionali eterogenei: scuola, università, biblioteca, enti culturali".
I cinque seminari pomeridiani, tenuti da docenti universitari e esperti di chiara fama, a fronte di un uditorio attivo, costituito in prevalenza da insegnanti e bibliotecari, sono stati dunque incentrati sulla correlazione tra la pratica della lettura e la funzione mediatrice della critica, in rapporto altresì ai servizi offerti dalle biblioteche pubbliche, scolastiche e universitarie nella selezione dei testi, nell'orientamento del lettore, nell'utilizzo di tecnologie sempre nuove.
Come ha denunciato in via preliminare Filippo Secchieri quella che va in primo luogo sanata è la dissociazione tra riflessione letteraria e lettura dei testi, dal momento che ogni giudizio critico (a qualsiasi livello si ponga) assume il carattere di una rilettura suscitata da uno stato di permanente interrogazione sul testo che, senza l'apporto del lettore resta altrimenti indefinito.
Per il Secchieri (il cui intervento Critica e teoresi verrà pubblicato sulla rivista "Strumenti critici") l'esistenza del testo è di tipo relazionale, perché inscindibile dall'intervento del lettore.
Ancora al crocevia tra bibliografia e critica letteraria, Alessandro Scarsella ha suggerito che se l'oggetto della critica letteraria è il testo, oggetto della bibliografia è l'edizione intesa come somma di testo più paratesto. Se il paratesto è tutto quanto precede, accompagna e segue il testo, l'edizione è tutto questo più il testo.
La storia di un testo è, secondo Scarsella, la storia delle sue edizioni e la cronologia delle edizioni di un testo coincide con la storia della sua ricezione.
Richiamandosi a Dionisotti e a Contini, Scarsella considera l'edizione quale concetto centrale di un metodo storiografico privo di impalcature ideologiche, ma improntato dalla coscienza di un'irriducibile complessità. Anche la lettura tuttavia partecipa attivamente alla ricezione del testo, lasciando sugli esemplari delle edizioni (antiche e moderne) tracce significative, al punto che - asserisce Scarsella - il vero possessore del libro non è chi lo ha comprato, bensì chi lo ha letto, così come la storia di una biblioteca non è la storia delle sue acquisizioni, ma la storia dei suoi lettori.
Infine, dedicata monograficamente alla memoria di Carlo Dionisotti, la conferenza di Dennis E. Rhodes non ha ricordato tuttavia solo l'infaticabile attività di ricerca del maestro della storiografia letteraria italiana (residente a Londra dal 1948 alla sua morte, avvenuta all'età di novant'anni il 22 febbraio 1998), caratterizzata da un metodo rigoroso e da una elevata sensibilità per il testo. Rhodes ha voluto infatti soffermarsi sulla presenza quotidiana del Dionisotti lettore alla British Library attraverso la conoscenza dei cui cataloghi egli sarebbe divenuto il miglior conoscitore del Cinquecento maggiore e, soprattutto, minore.
La commemorazione dell'autore di Geografia e Storia della letteratura italiana (1ª ed. 1967), libro tuttora assai apprezzato anche nelle scuole, si è conclusa con un richiamo alla cooperazione tra bibliografia e ricerca letteraria, allo scopo di riattivare giacimenti di materiale letterario antico che va studiato, alla maniera di Dionisotti, con lo stesse, intatte motivazioni della contemporaneistica.
Chiara Callegari
Ricordo di Antoine de Saint-Exupèry
Il 13 dicembre 2000 si è tenuto a Venezia, presso l'Ateneo Veneto, il Convegno Ricordo di Saint-Exupèry nel centenario della nascita, organizzato dalla Biblioteca Marciana e dall'Ateneo Veneto. I relatori hanno presentato il noto scrittore francese da angolazioni diverse. Maria Teresa Secondi Mongiello sottolineava gli aspetti pedagogici nel Piccolo Principe, il celeberrimo racconto tradotto in più di centoventi lingue in tutto il mondo. Francesco Visconti, con un'ampia trattazione, si soffermava sulla biografia dell'autore dalle connotazioni altamente morali e spirituali.
Giovanni Fazzini suggeriva una diversa interpretazione per il Piccolo Principe, unanimemente considerato un capolavoro della letteratura per l'infanzia.
Piccolo Principe Personaggio lunare, malinconico, il Piccolo Principe è ambasciatore di un mondo invisibile, latente e tuttavia riconoscibile da chi non si limita a vedere solo con gli occhi ma con il cuore, poiché l'essentiel est invisible pour les yeux. Già nel 1976 Yves Monin, pubblicando L'ésotérisme du Petit Prince (Parigi, Nizet) aveva svelato una foresta di simboli disseminati nel breve romanzo e ne aveva proposto una lettura esoterica.
Diversi elementi lo distinguono infatti da un racconto per l'infanzia: situazioni ed elementi illogici, quali ad esempio la presenza di un bimbo solo nel deserto, un pozzo di campagna in pieno deserto; espressioni paradossali come "non si vede bene che col cuore" o affermazioni inconcepibili come "ciò che gli uomini cercano potrebbe trovarsi in un po' d'acqua o in una rosa"; infine, dietro questi temi e queste immagini inverosimili, un tono molto serio, moralizzatore.
Come sottolinea Monin, tutto ciò sembra evocare le creazioni surrealiste, le grandi fiabe, certi oscuri trattati d'alchimia, fantastici racconti miracolosi delle religioni e delle mitologie, opere ermetiche letterarie, pittoriche o scultoree dalle immagini e dalle situazioni apparentemente gratuite e incomprensibili vale a dire le opere chiamate esoteriche.
Esse obbligano l'uomo, davanti all'ostacolo dell'illogicità, a stupirsi, ad avvertire una realtà al di là della propria realtà, a scoprire un universo nuovo, non razionale, dove ogni miracolo è possibile, un mondo parallelo, meraviglioso che lo farà dubitare del modo attuale di affrontare il suo mondo reale abituale e gli farà comprendere il dolore, la miseria, la tristezza che vi regnano, contro le quali vanamente lottava.
Il racconto del Piccolo Principe sembra riprodurre proprio lo schema dell'opera esoterica per eccellenza: la partenza per una ricerca, lotte e difficoltà lungo il percorso, comprensione o ottenimento dello scopo ed il momento del ritorno e del dono di sé. La ricerca mirerebbe in realtà ad un arricchimento spirituale: il racconto di un viaggio di iniziazione all'arte di vivere da Saggi.
Giovanni Fazzin
Letture d'autore alla Biblioteca Marciana
I lettori di questa Newsletter certo ricorderanno le "Scuole di lettura in Biblioteca". Delle prime due edizioni, che hanno avuto luogo nell'autunno 1999 e nella primavera 2000, si è già scritto su queste pagine.
Il progetto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali dedicato alla promozione della lettura è proseguito anche quest'anno con una proposta che ha coinvolto dieci biblioteche statali in altrettante città italiane: trenta incontri articolati in tre percorsi tematici con l'intento non soltanto di far crescere il numero dei lettori, che - com'è noto - è ancora tra più bassi d'Europa, ma anche, come ha dichiarato Giovanna Melandri, Ministro per i Beni e le Attività Culturali, "di spalancare le porte di alcune tra le più belle biblioteche storiche italiane, spesso sconosciute al grande pubblico, per farne luoghi di socialità destinati all'incontro tra autori e pubblico".
Alla Biblioteca Nazionale Marciana, dunque, tra marzo e maggio, si sono tenute con il successo di sempre tre letture, ognuna delle quali era inserita in un ciclo che proponeva un viaggio culturale vero e proprio.
Ad inaugurare l'iniziativa a Venezia è stata chiamata, il 30 marzo, la scrittrice e critica letteraria Nadia Fusini che ha evocato, con personalissima intensità e con l'ausilio della voce dell'attore Umberto Troni, il personaggio shakespeariano di Macbeth per il percorso tematico intitolato "Uomini di carta e inchiostro": una proposta ideata da Luigi Malerba con l'intento "di dare visibilità a personaggi letterari, a riprova che la loro esistenza può avere rappresentazione anche fuori dalle recluse pagine dei libri che hanno celebrato il loro atto di nascita".
Dieci letture, affidate ad altrettante scrittrici, che hanno fatto rivivere personaggi maschili come Frankenstein, Don Giovanni, il commissario Maigret, Holden Caulfield, per citarne solo alcuni. Sarebbe interessante se in futuro - come del resto ipotizzato dallo stesso Malerba - venissero proposti, con criterio simmetrico, altrettanti personaggi femminili.
Per il secondo ciclo, dal titolo "Dieci giorni che hanno cambiato il mondo", il curatore Franco Cardini ha giustamente assegnato a Venezia il compito di ricordare l'11 maggio 330, cioè la data della fondazione di Costantinopoli. Lo storico Giorgio Otranto infatti, il 26 aprile scorso, ha illustrato al numeroso pubblico riunito nella Libreria Sansoviniana il "momento-simbolo dell'irruzione del Cristianesimo sulla scena del mondo".
L'attrice Maria Pia Colonnello ha letto la documentazione storica selezionata dal relatore. Altrove si sono invece affrontate, tra le altre, date come il 28 agosto 1789 (dichiarazione dei diritti dell'uomo), il 27 gennaio 1945 (cadono i cancelli di Auschwitz), il 9 novembre 1989 (crolla il muro di Berlino).
La breve rassegna si è conclusa il 2 maggio con il percorso "Poeti letti da poeti". Andrea Zanzotto, per Venezia, ha scelto "la voce vibrante e suggestiva di Ugo Foscolo", come ha scritto nella sua presentazione Maria Luisa Spaziani, curatrice di questo terzo ciclo che ha riservato ad altre città letture di autori come l'Alighieri, Pavese, Gaspara Stampa.
Ogni appuntamento ha previsto anche un intervento musicale dal vivo: alla Marciana il trio d'archi "L'offerta Musicale" (Luisa Messinis: violino; Alberto Belli: viola; Serena Mancuso: violoncello) ha eseguito il Trio per archi in Sol Maggiore, Op. 9, n. 1 di Ludwig Van Beethoven. Nell'occasione, dalle sale di lettura della biblioteca Marciana che hanno ospitato l'incontro, è stata attivata anche una diretta Internet: i navigatori del web hanno potuto così assistere in tempo reale all'evento).
Una novità che quest'anno ha permesso di diffondere l'iniziativa soprattutto tra i giovani. Un modo per condividere e far giungere il più lontano possibile la voce del poeta Zanzotto che leggeva e commentava l'opera del Foscolo.
Annalisa Bruni
Gianfranco Contini: filologia moderna ed ermeneutica della lettura
Il 24 e il 25 ottobre 2000, ricorrendo il decennale della scomparsa di Gianfranco Contini, il Dipartimento di Italianistica e Filologia Romanza dell'Università Ca' Foscari e la Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia hanno organizzato due giornate di studi dedicate all'opera dell'insigne critico e filologo ossolano.
I vari aspetti di questa multiforme personalità, le peculiari modulazioni del suo metodo, l'inquieto ordirsi di una scrittura sempre in bilico tra acribia e investimento passionale sono stati ripercorsi, durante i lavori del Convegno, anche alla luce di un interrogativo di fondo, riguardante la possibile incidenza dell'atto critico nell'orizzonte del nuovo millennio.
G.B. Ferrari, De florum cultura libri IV, Romae, 1633, p. 419 Dopo la ricca prolusione di Pietro Gibellini, Stefano Agosti ha posto l'accento sul ruolo decisivo che l'auscultazione della materia testuale ha rivestito lungo tutto l'arco dell'attività di Contini, traducendosi in una cifra compositiva prodiga di suggestioni che sovente travalicano, pur senza tradirla, la specificità degli oggetti di studio.
La pregnanza del momento esegetico, la libertà controllata che esso comporta nell'anomala dialogicità che s'instaura tra il testo e il lettore, sono state al centro della relazione di Enza Biagini che ha dialettizzato la prassi interpretativa continiana rispetto alle esperienze a diverso titolo fondatrici di Schleiermacher, Spitzer e Freud.
A completare il quadro così delineato ha provveduto Gualberto Alvino (recente editore dei carteggi di Pizzuto con Margaret e G. Contini) approfondendo l'interazione e il reciproco alimentarsi della percezione estetica e del lavoro grammaticale, visti come momenti qualificanti del discorso sui testi antichi e contemporanei.
La prima giornata si è chiusa con le interessanti comunicazioni di Domenico De Martino, che ha parlato della progettata, preziosa concordanza degli scritti di Contini, e di Alessandro Scarsella che, rileggendo l'antologia Italia magica, si è soffermato sui criteri che guidarono le scelte e le talora sorprendenti esclusioni continiane offrendo altresì un'articolata panoramica del contesto storico-letterario dell'immediato secondo dopoguerra entro il quale quella operazione s'inseriva.
Il 25 ottobre, sotto la presidenza di Mario Eusebi, i lavori sono ripresi con l'attenta ricognizione dedicata all'opera filologica che mise capo ai Poeti del Duecento, in cui Luigi Milone ha accordato il dovuto rilievo ai criteri innovativi che la ispirarono. Successivamente, Paolo Leoncini ha tracciato un bilancio della fervida attività di contemporaneista e delle forme di militanza che costantemente affiancarono il magistero filologico continiano.
Utile in tal senso, ma anche ai fini di una più compiuta determinazione della poetica di lettura di Contini, è il contributo che si può ricavare dai molti segmenti dell'epistolario che via via si vengono pubblicando, ultimo in ordine di tempo il carteggio con Cecchi, curato dallo stesso Leoncini. Il Convegno veneziano si è concluso con una vivace tavola rotonda, dal titolo Presenza di Gianfranco Contini filologo, critico, scrittore, che ha visto la partecipazione di Gibellini, Crotti, Berardinelli, Carena e Suitner.
Pur nella divergente valutazione dei presupposti metodologici e delle risultanze conseguite, dal dibattito è emersa un'immagine dinamica ed esauriente della presenza culturale di Contini e soprattutto l'intatta attualità e la difficile, per molti versi inimitabile esemplarità della sua lezione umana e letteraria.
Segnaliamo infine che gli Atti del Convegno, integrati dalle relazioni degli studiosi impossibilitati a intervenire alle giornate veneziane (Ciociola, Perlini, Perugi e Stussi) e da alcuni altri contributi in seguito pervenuti agli organizzatori, saranno pubblicati entro il 2001 in un fascicolo monografico della rivista "Humanitas".
Filippo Secchier
Notizie dal mondo della conservazione in biblioteca
Vari progetti di conservazione e restauro diretti dall'Ufficio Conservazione o eseguiti al suo interno si sono ultimati o sono in corso di completamento: l'ampio lavoro di consolidamento e protezione di un fondo di carte geografiche, di cui danno conto di seguito Claudia Benvestito e Silvia Pugliese, si è concluso con un intervento complessivo di cura del deposito ex-strenne. Il celebre Mappamondo di Fra Mauro, in pergamena su legno, è stato dotato di un nuovo vetro filtrante i raggi U.V e I.R. e antisfondamento e si sono consolidati sia la cornice lignea che l'assetto generale, grazie all'opera della ditta di conservazione e restauro Capovilla-Pruneri.
Sta proseguendo il restauro dei volumi in cattivo stato del fondo delle Miscellanee Legate: per lo più opuscoli, taluni assai rari, provenienti dalla biblioteca di Apostolo Zeno e riuniti assieme dal poeta e studioso in stile sobrio e funzionale, con coperte di cartone, molte delle quali presentano cadute o mancanze del dorso, rottura o allentamento della cucitura e altri problemi.
Il delicato intervento di restauro, progettato dall'Ufficio Conservazione, e realizzato dal restauratore Alberto Ballotta di Parma sta consolidando tali legature, nel rispetto della forma libraria scelta dal bibliofilo.
È in via di completamento l'intervento di conservazione sul fondo francese Selz donato di recente, composto di volumi stampati tra la fine del XIX secolo e gli inizi del '900, che presentano le caratteristiche editoriali e materiali peculiari della produzione libraria del periodo cui appartengono: copertine assai esili in cartoncino sottile, carta acida prodotta con pasta di legno, strutture librarie fragili che testimoniano tuttavia la ricerca grafica e le tipologie librarie allora in voga.
Si tratta quindi di materiale privo alla nascita di quelle caratteristiche di lunga durata peculiari del sistema artigianale di produzione della carta e del libro di antico regime, ma pur sempre di opere di valore storico da salvaguardare.
Si è quindi escluso un intervento di legatoria di massa e si è optato per una protezione di ciascun volume con le copertine di polietilene e per un'opera di piccolo restauro a rinforzo delle coperte, della cucitura e dei fogli. Nonostante tale intervento i volumi rimangono delicati e necessitano di una manipolazione e di una lettura assai accurate, mentre parte del fondo, circa un 15%, dalla carta ossidata e friabile tipica dei brittle books, è purtroppo in pessime condizioni.
L'opera di protezione e consolidamento, sempre sotto la direzione dell'Ufficio Conservazione, è stata affidata a Elena Barbirato e Marianna Turatti della Libra, piccola società di legatoria artistica, conservazione e restauro di Padova.
Ultima notizia: il Breviario Grimani ha ora un nuovo e degno rivestimento e una migliore protezione, ideati dalla scrivente, realizzati e offerti dalla ditta Rubelli di Venezia. Grazie alla coperta di pregiata stoffa che si prolunga sino a coprire il taglio davanti e a serrare il corposo codice, i fogli pergamenacei dal ricco apparato illustrativo sono al riparo dalle condizioni ambientali, dalla polvere, dalla movimentazione in una elegante custodia.
Tiziana Plebani
Conservare le carte geografiche
La conservazione delle carte geografiche è uno dei campi più problematici per chi sia impegnato nella tutela dei beni librari, tanto per le loro dimensioni, quanto per i problemi di instabilità e corrosione di colori e inchiostri che spesso presentano.
Molte sono state le soluzioni conservative del passato: quando le mappe erano oggetti d'uso, strumenti di lavoro, esse venivano arrotolate oppure ripiegate drasticamente, come le odierne cartine stradali; una volta divenute materiale da collezione i possessori si sono adoperati per tenerle insieme, spesso riunendole in volumi rilegati, nonostante le varietà di formato. Ciò ha implicato nuove piegature e sistemi di ancoraggio e cucitura al volume, che hanno portato come conseguenze l'impressione dei diversi spessori, abrasioni e trasmissione dell'acidità degli inchiostri tra le carte a contatto.
Per la raccolta di 71 mappe cinquentesche del Ms. It. VI, 188 (eterogenea sia per materiale e scelte grafiche che per stato di conservazione) la scelta è stata quella di sciogliere il volume, completare i restauri col principio del minimo intervento e distendere le singole opere in cartelle di cartoncino conservativo.
A protezione sono state progettate scatole rigide e tuttavia molto leggere, con tipologie diversificate per formato e condizioni dei vari pezzi.
Il sensibile materiale membranaceo è stato stabilizzato con un nuovo metodo di tensionamento, così come una mappa particolarmente lunga ha trovato posto in una scatola ideata per evitare piegature o arrotolamenti.
Si tratta di un provvedimento non sempre applicabile poiché comporta una riorganizzazione degli spazi nei depositi, e da ponderare sempre con cautela per la sua invasività e perdita di testimonianza storica.Lo smontaggio ha permesso inoltre la raccolta di un gran numero di informazioni di tipo "codicologico" sulle filigrane, i formati dei fogli, il tipo di pigmenti adoperati, registrate nella prima parte di un data-base creato appositamente come "scheda di restauro".
Su tale intervento cfr. C.Benvestito, S.Pugliese, L'intervento su una raccolta di carte geografiche della Biblioteca Nazionale Marciana: alcune soluzioni per la sistemazione, "CAB Newsletter, Conservazione negli Archivi e nelle Biblioteche", a.V, n.s., 6 (nov.-dic. 2000).
Claudia Benvestito, Silvia Pugliese
Nuove metodologie di conservazione dei beni culturali
Il giorno 25 giugno si è svolto presso la Biblioteca un incontro aperto ai responsabili delle collezioni e agli addetti alla conservazione e restauro delle Istituti veneziani, allo scopo di promuovere la conoscenza di nuove metodologie atossiche per la conservazione di beni culturali e di nuovi sistemi di disinfestazione.
La scrivente ha esposto i recenti campi di sperimentazione delle atmosfere deprivate di ossigeno, non solo nella lotta contro gli attacchi biologici e microbiologici ma anche nel campo delle esposizioni librarie e nella preservazione generale dagli agenti di degrado.
Inoltre si è offerta una prima informazione sui materiali "Microchambers" di brevetto americano, carte, cartoni, scatole e contenitori di vario genere, in grado di intrappolare le sostanze inquinanti.
Si è poi presentato, con alcune dimostrazioni pratiche della ditta Freitech, il brevetto ATCO per la conservazione e disinfezione dei beni culturali: pratiche bustine contenenti polveri di ferro inseriti in contenitori a barriera (vetrine espositive a tenuta, sacchi di plastica speciale ecc.) sottraggono l'ossigeno presente senza necessità di macchine e strumentazioni, bloccando in tal modo l'azione degli agenti di degrado.
L'incontro, che ha suscitato vasto interesse, ha inteso inoltre stimolare lo scambio di informazioni e il dibattito sulle tematiche della conservazione tra i tanti istituti culturali presenti in città.
T.P.
Una scultura donata alla Marciana
Il 23 gennaio scorso, in occasione della presentazione del suo ultimo libro dal titolo De l'art, de l'artiste et de la création avvenuta nell'Antisala della Libreria Sansovinana, lo scultore svizzero Hansjörg Gisiger ha voluto donare alla Biblioteca Marciana una sua opera di soggetto veneziano, raffigurante Giustina Rossi alla finestra, la famosa "vecia del morter", che inconsapevolmente contribuì a sventare la congiura di Baiamonte Tiepolo.
Gisiger, nato a Basilea nel 1919, ha studiato medicina per oltre cinque anni, poi ha deciso di seguire la sua vocazione. Ha appreso la tecnica dell'arte da un collaboratore di Rodin. Una sua prima esposizione ha avuto luogo nel 1949 a Parigi, dove ha potuto frequentare gli ambienti più vivi dal punto di vista intellettuale e artistico. Gisiger tuttavia non ha mai voluto abbandonare la Svizzera e anzi si è proposto di animare la vita artistica del suo paese fondando nel 1954 un'associazione di scultori non figurativi.
Nel 1956 è stato nominato professore di scultura alla École des Beaux-Arts di Losanna. Nello stesso periodo ha lasciato la scultura in pietra per scegliere come materiale l'acciaio, che ritiene più adatto per realizzare le sue idee.
Dopo il successo della sua grandiosa Fontaine à la gloire de l'eau all'Esposizione Nazionale di Losanna nel 1964, gli sono state commissionate numerose opere monumentali da parte di enti pubblici e di grandi società.
Nel 1970 si è orientato verso la figuratività, convinto che la rappresentazione della propria immagine risponda ad un interesse profondo dell'uomo e che, d'altro canto, l'inventario delle possibili forme per la scultura astratta sia ormai esaurito.
Tra le sue opere maggiori ricordiamo la Tomba di Ulisse (1956), Totem (1956), Il Corteo di Dioniso (1973), Trio (1983), Sisifo (1991), La ronde des continents (1988), La parata (1991). All'attività principale di scultore e incisore Gisiger affianca ora quella di scrittore.
A partire dal 1994 sono usciti tre suoi libri, che si integrano in un trittico destinato a trasmettere il suo pensiero sulla vita, sulla storia e sull'arte e nel contempo a narrare vivacemente gli episodi salienti della sua vita, ricca di eventi e soprattutto di straordinari incontri: De quoi je me mêle (1994), Et pourtant tout arrive (1998), e il citato De l'art, de l'artiste et de la création (2000), tutti editi a Losanna da L'Age d'Homme.
A.B.
Fondo Prandi
È da poco a disposizione degli studiosi una nuova raccolta, donata alcuni anni fa dall'architetto Alberto Prandi, decisamente insolita rispetto alle tradizionali acquisizioni della Biblioteca Marciana. Il fondo raccoglie 500 opere tra volumi monografici, opuscoli, periodici, pubblicati tra gli anni 1964-1975 da case editrici o da gruppi politici appartenenti alla variegata area della sinistra extraparlamentare italiana.
Si tratta di un'editoria vivace e frastagliata, in molti casi cessata a metà degli anni settanta, che insieme ai volantini, ai manifesti, agli spettacoli, ai dibattiti rappresenta la controinformazione o informazione alternativa che i movimenti politici della sinistra rivoluzionaria contrapponevano ai mezzi di informazione istituzionale o "borghesi"; un'editoria caratterizzata da una veste tipografica volutamente povera ed essenziale, spesso in ciclostile, e da un linguaggio che cerca di essere di facile lettura e comprensione ma è spesso eccessivamente teorico.
Accanto agli opuscoli che affrontano i temi attuali e scottanti di quegli anni (Piazza Fontana, gli attentati politici, il caso Pinelli e per l'area veneziana le lotte di Porto Marghera) possiamo trovare le tesi congressuali che documentano lo scioglimento o la ricomposizione dei partiti e dei movimenti della sinistra extraparlamentare in Italia.
Particolare interesse rivestono i numerosi volantini prodotti dai collettivi studenteschi, dai consigli di fabbrica, dai comitati di lotta presenti nelle fabbriche, nelle scuole e nelle università dell'area veneziana.
Più che i classici del marxismo-leninismo, troviamo, nella collana "Documenti della rivoluzione" della Editrice Reprint, la ristampa dei testi relativi al movimento operaio e comunista in Europa agli inizi del Novecento (bolscevismo, spartachismo, internazionale comunista), le opere complete di Mao Tse-tung, a cura della casa editrice in lingue estere di Pechino. Perfino alcuni editoriali del Renmin Ribao (Quotidiano del Popolo, organo del Partito comunista cinese), tra i quali la celebre stroncatura del film-documentario La Cina di Michelangelo Antonioni. Una raccolta che, seppure in maniera parziale, è comunque una preziosa testimonianza delle idee e degli uomini che hanno segnato gli anni Sessanta.
La catalogazione di questo fondo è stata possibile grazie al finanziamento previsto dalla legge 662 del 1996, "Utilizzazione della quota derivante dalla estrazione del gioco del lotto" che ha permesso di affidare il lavoro a due collaboratori esterni.
Carla Viscusi
Donate alcune opere manoscritte di Giovanni Rossi
Grazie alla liberale volontà degli attuali eredi, dieci volumi manoscritti appartenuti a Giovanni Rossi si riuniscono ora ai cospicui fondi già pervenuti alla Biblioteca Marciana, nel 1852, a seguito del lascito testamentario dello stesso erudito collezionista.
Vissuto dal 9 luglio 1776 al 14 gennaio 1852, Giovanni Rossi di Gherardo fu un avvocato che non esercitò, salvo coprire incarichi temporanei presso i tribunali sino alla carica di Consigliere del Tribunale Civile di Venezia, e si ritirò precocemente in riposo per motivi di salute nel 1828. Fu un letterato che pubblicò molto parcamente, un affiliato mite di Accademie letterarie e artistiche prestigiose.
Egli visse da acuto dilettante di storia veneziana, osservando e passando in rassegna con finezza un mondo colto che andava sfaldandosi e si poteva trovare svenduto fra i rigattieri di Venezia, una città ormai decaduta da stato sovrano e in balia di avvicendamenti politici e di cambiamenti sociali ed economici.
Molti documenti e libri egli aveva potuto conoscere ed esaminare allorché, al tempo del Governo italico, dal 1806, fu tra coloro che ebbero l'incarico di vagliare e riordinare l'archivio antico, e fu in seguito coinvolto nell'impresa di inventariazione e scelta di libri tolti dalle biblioteche dei conventi soppressi. Egli amò raccogliere, affastellare manoscritti e oggetti, ed ebbe una copiosa biblioteca, che si disse cospicua di più di 30.000 volumi, ricca di memorie relative a Venezia, di vite ed elogi di veneziani illustri, di orazioni funebri, di drammi per musica recitati nei teatri di Venezia.
La sua biblioteca conteneva manoscritti principalmente di storia veneziana, con preziose mariegole, relazioni e commissioni: alla morte del Rossi la si trovò composta di circa 500 codici, e di ulteriori 124 della serie delle Leggi e Costumi dei Veneziani, ossia i tomi nei quali egli aveva curato che fossero trascritte svariate testimonianze, anche riposte, di storia veneziana.
L'accorto Rossi badò che i suoi manoscritti, sia quelli tanto amorevolmente acquistati, sia quelli così diligentemente copiati, non andassero dispersi, e con il testamento del 18 agosto 1851 ne destinò la maggior parte, direttamente, alla Biblioteca Marciana, purché desse garanzie di preservazione. Un lascito di otto manoscritti era destinato ad Emmanuele Cicogna, l'amico col quale aveva condiviso le passioni culturali e che ci ha lasciato del Rossi ricordi affettuosi.
Altri 30 li ebbe l'adorato e unico nipote, Andrea Giudici, al quale era destinata peraltro l'intera sua restante eredità, concentrata nella casa di campagna sita a Sant'Andrea di Barbarana.
Di quest'ultima e maggiore parte del patrimonio personale del Rossi facevano parte anche i codici oggi riuniti al fondo principale, presso la Biblioteca Marciana.
I dieci manoscritti donati alla Biblioteca da Luigi Breda furono codici non acquistati, bensì composti da Giovanni Rossi, che egli omise nella catalogazione della sua biblioteca manoscritta, che restarono non elencati dal Cicogna e dal Veludo, e che rimasero dunque con il resto della sua eredità privata.
Forse il loro valore, reso contenuto dall'essere stati separati dagli ulteriori codici, e certo il legame affettivo, dovettero preservarli in seguito dalla vendita e dispersione di tutto il restante patrimonio dell'eredità del Rossi. Si tratta di una parte riposta e personale della biblioteca.
Nei dieci volumi si trovano infatti racconti e diarii romanzati e le commedie per marionette, testi composti da Giovanni Rossi che rimasero quasi per intero destinati alla sola lettura di famigliari ed amici; vi si leggono alcuni documenti personali di contabilità, oltre alle sue dissertazioni intorno alla storia veneziana, presentate in occasioni accademiche pubbliche e parzialmente date alle stampe.
Susy Marcon
Elisabetta d'Austria e l'Italia
"Elisabetta d'Austria e l'Italia" è il titolo della mostra storica e documentaria, curata da Marina Bressan e promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dall'Associazione Italia-Austria in collaborazione con le Assicurazioni Generali, allestita nelle Sale monumentali della Biblioteca Nazionale Marciana dal 22 febbraio al 1° aprile 2001.
Manifesti ingialliti dal tempo, semplici e sontuosi, avvisi, circolari, xilografie e litografie, locandine di teatro, giornali e pubblicazioni di mediocre e raffinata edizione, hanno ricostruito un ben definito contesto storico: quello del viaggio imperiale del 1856-1857. Il bellissimo dipinto di Giuseppe Sogni, conservato nella Galleria d'arte moderna di Palazzo Pitti, ha dato corpo e immagine a Elisabetta d'Austria, i cui ritratti di giovanissima imperatrice non sono particolarmente conosciuti in Italia.
Lungi dall'essere una rassegna agiografica sull'imperatrice Sissi, la mostra veneziana - dopo il successo ottenuto a Trieste dove è stata ospitata per tre mesi a Palazzo Morpurgo, sede della Biblioteca Statale - ha illustrato un periodo storico di estremo interesse analizzando i riflessi che la sovrana lasciò nei territori di identità italiana appartenenti all'impero asburgico.
La sezione dedicata ai nuptialia e alle celebrazioni promosse nei territori italiani della casa d'Asburgo introduceva il corpo centrale della rassegna, costituito da una rappresentazione del viaggio imperiale del 1856-57, svoltosi fra Trieste, Venezia, Milano e Gorizia, mentre due sezioni della mostra sono state dedicate anche alla permanenza della sovrana a Roma e Milano.
Importanti istituzioni culturali italiane hanno prestato i preziosi materiali che sono stati esposti per la prima volta in modo organico.
La sezione conclusiva della mostra è stata dedicata all'assassinio di Elisabetta perpetrato dall'anarchico Luccheni.
Alcuni giornali dell'epoca - quotidiani e letterari - hanno messo in evidenza come la morte dell'imperatrice si sia trasformata in pretesto politico. Non ci furono parole di compianto per la sua tragica fine, che già all'indomani dei funerali, tenutisi il 17 settembre 1898, non faceva più notizia: Elisabetta scomparve definitivamente dalla scena per risorgere nel mito.
Marina Bressan
"Grado, Venezia, i Gradenigo"
Libreria Sansoviniana, 1 giugno - 22 luglio 2001
(Mostra in collaborazione con il Comune di Grado)
A.S.V., Senato, Dispacci, Rettori Palma, filza 21, dis I, 1624 (particolare) Dall'entroterra avanzavano i barbari, mettendo in pericolo gli insediamenti romani. Di fronte ai Longobardi, nel 569 il vescovo Paolo lasciò Aquileia, portando con sé le insegne e le reliquie, salvaguardando la parte fondante del Tesoro.
Si ritirò verso l'antico porto di Grado, verso quelle lagune dell'Adriatico settentrionale che si stavano popolando di quanti cercavano riparo dalle invasioni. Le nuove città costituiranno il ducato venetico. Grado ebbe la dignità di sede metropolitica, mentre il governo civile, collocato dapprima in luoghi diversi, ad Eraclea e poi a Malamocco, si fissò infine, verso Occidente all'interno delle lagune, a Rivoalto, destinato a diventare la potente Venezia.
L'esistenza di Rivoalto è attestata nell'810, quando vi si insediò il governo bizantino del ducatus Venetiae, ossia del territorio esteso da Grado a Cavarzere, mentre Aquileia apparteneva ormai all'impero carolingio. La centralità di Rivoalto fu sancita con la traslazione del corpo di Marco, nell'828.
Da Grado giunsero a Rivoalto, narrano variamente in seguito le Cronache, alcune delle principali famiglie che crearono la potenza di Venezia e nel cui seno furono eletti i primi tribuni e dogi. Tra quelle famiglie primeggiarono i Gradenigo, che ebbero una discendenza numerosa in Venezia, distinti in vari rami, con esponenti colti e facoltosi.
Un'eredità comune unisce dunque Grado e Venezia, dal sostrato tardo romano e paleocristiano alla cultura bizantina, alla filiazione aquileiese poi contraddetta dall'opposizione politica all'Impero d'Occidente. La sede patriarcale veneta di Grado si spostò più tardi a Venezia, dapprima di fatto, poi ufficialmente alla metà del Quattrocento.
Si tratta di un succedersi di vicende lungo le quali si affiancano culture diverse, come compare esposto esemplarmente dalla teoria delle figure, stanti, mosaicate nel luogo onorifico del catino absidale della cappella ducale veneziana intitolata a San Marco, dove sono raffigurati Nicola, Pietro, Marco, ed Ermagora, ossia i santi maggiormente venerati nell'Adriatico, nelle Venezie, nell'Istria e nella Dalmazia, nel Dogado.
Ermagora e Cristo benedicente sono raffigurati ieratici sull'oggetto prezioso che ha aperto l'esposizione, la magnifica Coperta di Evangeliario in argento dorato appartenente al Tesoro della cattedrale gradense di Sant'Eufemia, realizzata tra il Due e il Trecento secondo stilemi veneziani. Lungo il secolo della rinascita duecentesca, l'oreficeria veneziana era in grado di produrre un oggetto di stretta lezione bizantina come la sontuosa Coperta del Messale di San Marco, che nell'esposizione è stata affiancata alla Coperta gradense.

Catalogo
La storia e le leggende narrate dalle Cronache veneziane presentano svariate versioni riguardo alla nascita della città e dunque al ruolo avuto da Grado. Primo in esposizione è comparso il prezioso esemplare duecentesco del cosiddetto Chronicon Altinate e Gradense conservato presso il Seminario Patriarcale di Venezia.
Si infittisce la tradizione delle Cronache venete fra Trecento e Quattrocento, nelle lezioni latine e nelle redazioni volgari. L'Istoria Veneticorum di Giovanni Diacono redatta, come sembra, intorno all'anno Mille, era presente nell'esposizione con una copia quattrocentesca, mentre la Cronaca di Andrea Dandolo, che ha dato vita ad una tradizione del testo vasta e contaminata in latino e in volgare, era il brogliaccio finale dell'autore stilato alla metà del Trecento.
Si è visto ben testimoniato in mostra il mondo multiforme del codice gotico, nelle sue varianti auliche, o correnti, o cancelleresche, che corrispondono ciascuna a diversi toni della narrazione, a generi differenti del racconto, a diversificate destinazioni.
L'esposizione ha rappresentato un'occasione unica per vedere accostate, e confrontabili, le caratteristiche formali in ambiti privilegiati come quelli delle Cronache e dei codici storici a soggetto araldico e genealogico.
La scrittura "moderna" formale duecentesca delinea vicende storiche, così come la cancelleresca è legata alle versioni ufficiali e di Palazzo. Esemplare a questo proposito il manoscritto miniato, strettamente coevo alla stesura del testo, della Cronaca di Raffain Caresini, dalla quale è tratta l'immagine del doge Giovanni Gradenigo riprodotta sul manifesto.
All'ambito formale e culturale della scrittura mercantesca veneziana, ancora poco approfondito dagli studi, appartengono le cronache narrative, per lo più redatte in volgare, epiche e gustose, la cui illustrazione si uniforma a quella delle epopee franche e romane volgarizzate.
Come non presentire poi l'Umanesimo nella voga dei veneziani colti di copiare codici per se stessi, quale attesta allo scadere del Trecento l'opera di scriba di Jacopo Gradenigo detto Belletto. Lungo il Cinquecento poi, e sino alla fine del dominio della Serenissima, non verrà mai meno il profondo interesse per la storia dei secoli passati, fondante per un presente mutevole.
Si afferma in una forma particolare in Venezia, tra il Quattro e il Cinquecento, la storia delle famiglie nobili narrata in breve e accompagnata dagli stemmi relativi.
Sino a tutto il Settecento continuano ad essere realizzati documenti calligrafici e miniati, legati alla vita politica della città e dunque ad esponenti della nobiltà veneziana. Poiché la storia di Venezia è quella delle sue famiglie, si è illustrata esemplarmente la stirpe numerosa dei Gradenigo, per cui si vollero origini romane onorificanti, e li si disse inoltre venuti da Aquileia e fondatori di Grado.
Susy Marcon
Prossime mostre
La Biblioteca Marciana ha in programma due mostre (Sale Monumentali della Libreria Sansoviniana):
- "Venezia 1501: Petrucci e la stampa musicale", dal 9 ottobre al 4 novembre 2001;
- "Carte di riso. Genti, paesaggi, colori dell'Estremo Oriente nelle collezioni della Società Geografica Italiana",
dal 16 novembre 2001 al 14 febbraio 2002.
Mostra "L'arte botanica contemporanea: una nuova fioritura" la scelta dei libri
Scegliere nel ricco patrimonio marciano di opere botaniche illustrate i volumi da esporre accanto ai quadri della collezione di artisti botanici contemporanei di Shirley Sherwood (per la mostra tenutasi dal 28 luglio al 23 settembre 2001) si è rivelato tanto affascinante quanto difficile; guida preziosa alla conoscenza ed alla scelta sono stati gli studi di Lucia Tongiorgi Tomasi, che ha anche prestato la sua consulenza alla mostra.
Avendo deciso di escludere, per motivi di conservazione, il materiale manoscritto (rappresentato comunque da tre tavole del prezioso facsimile del Breviario Grimani realizzato agli inizi del '900), si è cercato di presentare al pubblico gli esemplari più significativi delle varie tipologie di pubblicazioni che, a partire del XVII secolo, unendo sensibilità artistica ed esattezza della descrizione naturalistica, raccoglievano o presentavano tavole, incise con diverse tecniche e poi colorate a mano, raffiguranti fiori, piante e frutti.
Come rappresentanti dei florilegi secenteschi, opere in cui fiori e piante sono proposti in composizioni raffinate ma fuori dal loro habitat naturale, con forti valenze simboliche (come la vita del fiore, anche quella umana è effimera), si sono scelti il più ricco, l'Hortus Eystettensis (Norimberga 1613), curato dal naturalista Basil Besler, che affidò a vari artisti la raffigurazione in 367 tavole delle piante del giardino botanico del vescovo di Eichstadt, ed un poco noto supplemento all'Hortus floridus (Arnheim 1614), il florilegio più popolare mai pubblicato, disegnato e inciso a bulino da Crispyn de Paas il giovane, appartenente ad una celebre famiglia tedesca di incisori.
Allo stesso secolo appartiene il fortunato manuale di precettistica botanica del gesuita Giovanni Battista Ferrari, De florum cultura libri IV, pubblicato per la prima volta a Roma nel 1633, poi tradotto in volgare e reso noto in tutta Europa dall'edizione data ad Amsterdam nel 1646: i 46 splendidi rami che accompagnano il testo, tratti dal Museo cartaceo di Cassiano dal Pozzo, furono disegnati da Pietro da Cortona, Guido Reni e Andrea Sacchi ed incisi da Johann Friedrich, Claude Mellan ed Anna Maria Vaiani.
Tra le raccolte che si ponevano come scopo la presentazione delle piante più rare visibili negli orti botanici europei, organizzandole secondo la classificazione di Linneo, si sono scelte l'Hortus Elthamensis (Londra 1732), opera di Johannes Dillenius (medico tedesco, poi trasferitosi a Londra e divenuto il primo professore di botanica ad Oxford) che illustra le piante coltivate nel giardino degli Sherard ad Eltham nel Kent, e le più tarde descrizioni delle piante rare dei giardini di Schönbrunn, splendidamente incise in rame da Franz Andreas e Ferdinand Lucas Bauer per Nicolaas Jozeph Jacquin, medico e botanico nativo di Leida, che per ordine dell' imperatore Francesco I si era recato nelle Americhe per importare a Vienna le specie più rare.
Jacquin pubblicò a Vienna negli anni dal 1781 al 1793 le Icones plantarum rariorum, in 2 volumi, e negli anni 1797-1804 i 4 volumi delle Plantarum rariorum horti caesarei Schoenbrunnensis descriptiones et icones, per un totale di oltre 2.000 tavole.
Tra le raccolte di tavole botaniche organizzate a fini propriamente medici non poteva mancare l'opera di Elizabeth Blackwell, A curious herbal of the most useful plants, which are now used in the practice of physik (Londra 1737-1739), ricca di 500 tavole disegnate dal vero - dalle piante del giardino di Chelsea - , incise e colorate a mano, per aiutare il marito in prigione per debiti; di più alto livello artistico sono le 758 tavole, incise da Johann Ignatius Albrecht per gli 8 volumi delle Icones plantarum medicinalium (Vienna 1788-1812) del docente universitario austriaco di medicina e botanica Joseph Jakob von Plenck, autore di numerose opere scientifiche di grande successo.
Un posto a parte merita l'opera che chiude , cronologicamente, la scelta delle edizioni marciane: la Pomona italiana, ossia Trattato degli alberi fruttiferi (Pisa 1817-1839), nata dalla passione di un autodidatta di talento, il ligure Giorgio Gallesio, che desiderava donare all'Italia il catalogo delle varietà frutticole nazionali (come già era stato fatto in Germania, Francia ed Inghilterra), e vi riuscì avvalendosi della collaborazione di un gruppo di disegnatori, incisori e coloritori fiorentini coordinati da Antonio Serantoni.
S.R.M.
Accordo-quadro Biblioteca Marciana/IUAV-CIRCE
La recente stipula di un accordo-quadro da parte della Biblioteca Marciana e dell'Istituto Universitario di Architettura di Venezia ha posto le premesse per un rapporto di più stretta e attiva collaborazione culturale e scientifica fra l'Ufficio Carte Geografiche della Biblioteca e il Centro Servizi Interdipartimentali di Rilievo, Cartografia ed Elaborazione (CIRCE) di detta Università.
Tale accordo-quadro - che è stato ratificato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, e che ha validità triennale - prevede "la collaborazione ed il confronto tra operatori della Biblioteca Nazionale Marciana e dello IUAV sulle problematiche relative alla cartografia e alla documentazione storica; promuove il rafforzamento e la sistematicità dell'offerta di informazione documentale anche ricercando e valorizzando modalità di diffusione innovative rese disponibili dalle moderne tecnologie; regola la collaborazione attraverso iniziative culturali, quali pubblicazioni, seminari e corsi di formazione, mirate all'approfondimento e aggiornamento di specifici temi di reciproco interesse e allo scambio di esperienze e la fornitura di servizi legati al trattamento delle immagini digitali e alla georeferenziazione della cartografia storica" (dall'Art. 1 dell'accordo).
I primi risultati di tale collaborazione sono stati un importante intervento di correzione geometrica delle immagini digitali del mappamondo di Fra Mauro - operazione preliminare alla realizzazione di un'edizione elettronica di questo celebre documento cartografico - e la comune partecipazione al Convegno tenutosi nel mese di giugno ad Argostòli (isola di Cefalonia), dedicato alla cartografia dell'Eptaneso.
Piero Falchetta





