A cura di Annalisa Bruni
Hanno collaborato:
Valeria Boscolo, Vittore Branca, Patrizia Bravetti, Paola Cadelano, Chiara Callegari, Francesca Cavazzana Romanelli, Anna Claut, Marialuisa Corsa, Guglielmo D'Angelo, Piero Falchetta, Giovanni Fazzini, Stefano Frassetto, Neda Furlan, Susy Marcon, Gabriele Mazzucco, Maria Michieli, John Millerchip, Tiziana Morsanuto, Tiziana Plebani, Silvia Pugliese, Maurizio Vittoria, Marino Zorzi.
Traduzioni: Gregory Downling
Edizione a stampa (su carta ecologica, biodegradabile e riciclabile):
progetto grafico: Massimo Grandese
stampa: Grafiche Liberalato s.n.c. Mestre-Venezia
Edizione on line: Maurizio Vittoria
Il 10 ottobre è mancata Patricia Labalme, studiosa della civiltà veneziana e grande amica della nostra città. A lei, frequentatrice assidua della nostra Biblioteca, si deve la nascita dell'Associazione "American Friends of the Marciana Library".
La ricorderemo sempre con rimpianto e gratitudine. Siamo vicini con grande affetto al marito George e alla famiglia e partecipiamo al loro dolore. A ricordo della personalità e dell'attività di Patricia Labalme pubblichiamo qui due scritti a lei dedicati, uno di Vittore Branca e uno di Francesca Cavazzana Romanelli e John Millerchip.
Marino Zorzi, anche a nome dei colleghi della Biblioteca Marciana
In ricordo di Patricia Labalme
Patricia Labalme è mancata a New York dopo una lunga e penosa malattia, affrontata col coraggio e la serenità straordinari in questa grande signora, amica e studiosa di Venezia. Anche sul suo letto di sofferenze si dedicava ai dattiloscritti e alle bozze della traduzione di una elegante e rivelatrice scelta dei Diari di Marin Sanudo.
Era condotta raccogliendo le pagine sui più significativi e grandi temi e momenti della vita veneziana: era un libro attesissimo negli Stati Uniti e dai fans americani di Venezia.
Allieva brillantissima di Gilbert a Bryn Mawr College, di Jäger a Harvard, era stata per lunghi anni Direttore aggiunto all'Institut for Advanced Studies di Princeton. Si era affermata fra noi con un decisivo volume dedicato a un principe della storiografia veneziana, Bernardo Giustiniani (Roma, Storia e Letteratura, 1969), appartenente alla grande e colta famiglia del più felice poeta veneziano del Quattrocento, Leonardo, e del primo e santo Patriarca Lorenzo (cui pure aveva dedicato uno studio).
Aveva continuato poi con contributi rivelatori sui Barbaro (e particolarmente su Ermolao), sulla devozione religiosa, sul femminismo, sull'omosessualità, sul matrimonio nell'Umanesimo e Rinascimento veneziani. Si dedicava ora al lancio di Marin Sanudo in America.
Quando dimorava per lunghi periodi a Venezia, la Marciana, l'Archivio di Stato, la Fondazione Giorgio Cini la vedevano per ore e ore assidua ricercatrice fra documenti, manoscritti e libri rari, partecipante attivamente e autorevolmente a incontri e a convegni all'Istituto Veneto e Ateneo Veneto.
E per Venezia e per la sua storia e la sua cultura agiva fortemente e generosamente. Aveva fondato e dirigeva l'associazione "American Friends of Marciana Library" che efficacemente aiutava e favoriva la nostra Biblioteca Nazionale; era uno dei più autorevoli trustees della Gladys Krieble Delmas Foundation, e faceva riservare a studiosi, a pubblicazioni, a iniziative riguardanti Venezia fondi notevolissimi, fino agli ultimi per Momenti di vita veneziana nei ritratti di Lotte Frumi pubblicati dalla Dante Alighieri quest'anno.
Era ora in testa, con ampia votazione, ai candidati per l'elezione a socio straniero dell'Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti. Era, soprattutto, una grande, vitalissima, signorile donna: sposa esemplare e madre e nonna impegnatissima, amica generosa e fedele, animatrice della "Renaissance Society" e di varie altre iniziative culturali, con la sua bella casa a New York, sull'East River, sempre accogliente per gli amici, specialmente per quelli veneziani. Venezia la ricorda come una delle sue paladine più autorevoli e luminose nel Nuovo Mondo.
Vittore Branca
Patricia Labalme e gli archivi...
Fra i tratti che ci è più caro ricordare nel profilo umano e intellettuale della figura di Patricia Labalme vi è certamente la sua singolare sensibilità per le problematiche di tutela e di consultabilità delle fonti archivistiche veneziane: quelle fonti che ella indagava e utilizzava con maestria nelle sue ricerche di storia della cultura rinascimentale veneziana, ma che sapeva apprezzare e considerare anche nel loro più generale portato di beni culturali, quale parte cioè essi stessi - pregiata, articolata e complessa - del complessivo patrimonio di storia e d'arte della città.
A questo proposito, un particolare interesse Patricia ha rivolto - e vorremmo portarne affettuosa testimonianza - agli archivi ecclesiastici veneziani e a quel progetto "Arca" che oramai da più di un decennio, con il sostegno e la sinergia del Patriarcato di Venezia, del Ministero per i beni e le attività culturali e della Regione Veneto, è impegnato a portare a consultabilità, tramite una dettagliata operazione di censimento, di salvaguardia, e di inventariazione, non solo i fondi della Curia, ma pure quelli delle numerose parrocchie della diocesi di Venezia.
Non sono pochi gli archivi parrocchiali veneziani che, grazie al sostegno della Gladys Krieble Delmas Foundation propiziato personalmente da Patricia Labalme, e all'interessamento del comitato americano Save Venice Inc. nell'ambito del Programma UNESCO - Comitati privati per la salvaguardia di Venezia, hanno potuto essere riordinati e inventariati, talora in significativa concomitanza con i restauri promossi dai Comitati UNESCO al patrimonio artistico o scultoreo delle rispettive chiese: da quello dei Santi Giovanni e Paolo, a quello dell'Angelo Raffaele e di San Nicolò dei Mendicoli, a San Felice e Santa Sofia, ai Gesuati con Sant'Agnese, San Vio, San Gregorio.
Da ultimo il sostegno di Patricia e dei trustees della Delmas Foundation si era orientato ad un progetto ancor più ambizioso e lungimirante, quello del trasferimento in rete, nel quadro di sistemi informativi archivistici condivisi con le più aggiornate sperimentazioni della Direzione generale per gli archivi del Ministero, dell'intero catalogo informatizzato degli archivi storici della Chiesa veneziana: progetto che, grazie anche all'impegno del Centro di ricerche informatiche per i beni culturali della Scuola Normale di Pisa, è ora giunto alle sue prime realizzazioni.
Con Patricia abbiamo condiviso dunque alcuni fra i nostri più innovativi progetti.
Ma abbiamo condiviso soprattutto un sogno: che questo patrimonio documentario ecclesiastico veneziano, pervenutoci dai secoli passati nella sua delicata fragilità fisica e nella sua incommensurabile ricchezza di testimonianza e di fonte, potesse essere adeguatamente conservato e restaurato, conosciuto, indagato; che aggiornati strumenti di consultazione informatica e telematica facilitassero le ricerche degli studiosi, anche di quelli più lontani da Venezia; che questi archivi ecclesiastici potessero, in definitiva, essere consegnati, come memoria delle comunità ecclesiali e come beni culturali dell'intera società civile, ad un futuro di tutela e di consultabilità.
In questo futuro Patricia continuerà ad essere con noi.
Francesca Cavazzana Romanelli, John Millerchip
Acquisti in antiquariato
La Biblioteca Marciana prosegue nell'ampliamento delle proprie collezioni di manoscritti e libri rari con costanti acquisti sul mercato antiquario. Le linee guida nella scelta delle opere privilegiano, prevalentemente, i testi che documentano o testimoniano la cultura e la storia di Venezia.
Tra i volumi acquistati recentemente se ne segnalano alcuni di particolare pregio o interesse storico. Di un certo rilievo, ad esempio, per le miniature, l'Origo nobilium venetorum ex antiquissima chronica..., (manoscritto cartaceo, Venezia, inizi del sec. XVI, legatura originale in cuoio su assi con impressioni a secco) impreziosito, nella pagina iniziale, da una miniatura con un gran leone di San Marco in oro che campeggia su un paesaggio veneto, e il Catastico delle parti prese circa le cose del Collegio della Militia Maritima della illustrissima Signoria di Venezia (manoscritto pergamenaceo, Venezia, sec. XVI), che reca alla prima carta una miniatura a tutta pagina con una visione prospettica dell'arsenale veneziano sullo sfondo di un mare affollato di navi.
Di notevole interesse per il contenuto storico il carteggio diplomatico, acquistato all'asta nell'anno corrente. Esso è composto da cinquanta pergamene.
La prima parte contiene 21 lettere tra il doge Cristoforo Moro (1462-1471) e gli ambasciatori presso il papa Pio II e presso l'impero turco a Costantinopoli, nelle quali è dominante il problema turco.
Nella corrispondenza si fanno anche cenni a Mattia Corvino, re d'Ungheria, e al celebre Vlad II, l'impalatore. Nella seconda parte del carteggio (26 lettere) tra il doge Agostino Barbarigo (1486-1501) e i suoi ambasciatori emerge l'interesse al mantenimento di buoni rapporti commerciali con l'impero ottomano.
Notevole, infine, per lo studio della storia dell'arte in Italia e nel Veneto, il corpus di 151 lettere manoscritte autografe di Antonio Canova, acquistato all'asta generosamente per la Biblioteca dal Ministero. Le lettere del Canova (1757-1822) all'amico veneziano Giuseppe Falier (1758-1853) coprono un periodo che va dal 1780 al 1822 e quindi dalla giovinezza sino all'anno della morte dello scultore.
I temi trattati sono i più vari, dai problemi economici a quelli amorosi, ma una parte cospicua delle lettere riguarda proprio il Canova scultore.
Si trovano infatti accenni alla scelta dei temi, alle difficoltà tecniche, alla produzione di disegni, ai modelli di statue da inviare agli acquirenti e si parla anche di incontri con artisti e committenti italiani e stranieri.
Le lettere, quindi, mescolando continuamente temi storici e artistici a momenti privati della vita dello scultore, ne offrono una visione a tutto tondo.
Stefano Frassetto
Dal "noli me tangere" alla conservazione reale
L'attività dell'Ufficio di conservazione e restauro, oltre ai consueti lavori legati agli aspetti conservativi e di allestimento delle mostre, alla legatoria, al piccolo restauro e alle problematiche ambientali, si è concentrata su alcuni interventi particolari qui illustrati.
Chi scrive ha deciso infatti di affrontare un nodo conservativo rappresentato da una zona noli me tangere della biblioteca, comune peraltro a tante altre biblioteche, soprattutto italiane: il fondo giornali.
Esso si presenta stoccato con due modalità, la prima sotto forma di volumi rilegati, alcuni in buono stato, che rivelano un intervento di legatura di buona qualità, non mirato al risparmio, senza violenti grecaggi e rifilature, altri che svelano la frettolosità e la scarsa funzionalità della legatura realizzata.
La seconda forma di stoccaggio, assai comune anch'essa nelle biblioteche, è davvero sconfortante e di difficile rimedio. Una grande quantità di giornali sono stati nel tempo raggruppati a pacchi, piegati in quattro parti e tenuti insieme da spago sottile. Spesso si ignora che lo spago subisce con l'umidità una modificazione che risulta esattamente contraria a ciò che accade alla fibre della carta.
Mentre lo spago si restringe, la carta si gonfia ... e i danni iniziano.
In questo caso è di immediata visibilità l'entità del danno provocato ai giornali così immagazzinati: lo spago ha nel tempo inciso e tagliato la carta nei punti di contatto mentre la piegatura dei giornali ha provocato nelle già fragili fibre di pasta di legno rotture e distacchi lungo le pieghe. La luce ha fatto il resto. Le parti più esposte sono ingiallite o brunite con un complessivo indebolimento e scarsa resistenza alla manipolazione.
Spesso di questi tempi per i giornali vengono proposte soluzioni di riproduzione fotografica o digitale senza tuttavia aver chiaro che, a parte le spinose problematiche del mantenimento dei supporti digitali, la riproduzione di tali materiali è possibile solo se essi sono in grado di sopportare una manipolazione - i giornali piegati in quattro, segati dallo spago e tagliati lungo le pieghe non possono essere né aperti né sfogliati senza causare un peggioramento del loro stato - e se sono consolidati e conservati nel modo adeguato. Bisogna dunque ricordare sempre che prima di tutto è necessario provvedere alla reale conservazione dei materiali prima di pensare alla loro "virtualità"!
Ho iniziato questo oneroso intervento sul fondo giornali stoccati in pacchi, con un primo e cauto lavoro di dispiegamento e spianatura sotto pressa per permettere alle fibre di ridistendersi in modo da poter conservare in seguito i giornali nel loro originario formato. Sono passata poi alla fase di parziale pulizia a secco e di consolidamento e risarcimento degli strappi, dei fori, dei tagli scegliendo di utizzare carta giapponese precollata e nastro di carta priva di lignina.
I giornali così distesi, riparati e consolidati sono stati inseriti a piccoli gruppi in cartelle di conservazione e riuniti in blocchi ridotti in speciali scatole che permettono lo stoccaggio anche in verticale. Il lavoro che per ora ha coinvolto un primo lotto di giornali continuerà sino a comprendere tutto il settore, ridefinendo e riorganizzando inoltre le strutture del deposito, riuscendo a trasformare una zona noli me tangere in uno spazio di reale conservazione.
Tiziana Plebani
Un delicato lavoro di restauro
Si è da poco concluso l'intervento di restauro del codice Gr. Z. 450 (=652) di Fozio, Bibliotheca, un membranaceo del X secolo, ricompattato nel Settecento con la tipica legatura marciana.
Il cuoio della coperta presentava ampie lacune e lacerazioni al dorso e alle punte dei piatti mentre diversi fascicoli erano allentati a causa della rottura del filo di cucitura.
Il corpo del volume è costituito da 538 carte che per la maggior parte erano lacerate ed arricciate lungo i margini, con angoli esterni inferiori indeboliti e lacunosi. Gli interventi di consolidamento, rinforzo e risarcimento sono stati da me effettuati senza lo smontaggio e la scucitura del codice.
Per l'intervento sulle carte, dopo la rimozione dei restauri settecenteschi presenti alle carte 1, 536-7, che ricoprivano porzioni di scrittura, si è proceduto con carta giapponese a fibra lunga e adesivo di metilcellulosa.
La carta 378, lacerata lungo le linee di rigatura con lembi ripiegati su se stessi, è stata spianata e velata nella metà inferiore.
Ripulito il dorso dei fascicoli dalla colla organica cristallizzata, ripresi fili di cucitura spezzati, si è passati all'indorsatura con tela e al rifacimento del dorso della coperta in cuoio, e al risarcimento degli angoli dei piatto con il ripristino dei frammenti settecenteschi.
Gabriele Mazzucco
Nuova via per il trattamento degli inchiostri acidi
Un classico e spinoso problema conservativo del materiale manoscritto è costituito dalla corrosione causata dagli inchiostri ferrogallici, con la progressiva e continua "combustione" subita dalla carta nelle zone inchiostrate e limitrofe.
Questo fenomeno ha conosciuto nell'ultimo decennio una serie di approfondimenti e ricerche che hanno portato alla messa a punto in Olanda di una promettente metodologia di intervento, ora in sperimentazione in diversi paesi e adottata il laboratorio per il manoscritto cinquecentesco Lat. XIII, 111(=4039) Adversaria rerum divinarum di Giulio Camillo.
Rispetto ai classici trattamenti per via acquosa, che mirano solamente a neutralizzare l'acidità, viene bloccata l'ossidazione prodotta sul supporto cartaceo dalla componente metallica degli inchiostri, grazie all'azione combinata di bicarbonato di calcio e fitati, una sostanza antiossidante.
Speriamo ora che le future tappe di questi studi vedano da un lato stabilire procedure e strumenti di verifica semplici, e dall'altro proporre trattamenti diversificati che evitino per esempio drastici smontaggi totali ad un materiale così importante e delicato.
Silvia Pugliese
Catalogo dei tipografi veneziani del XVI secolo
Da quest'anno, a cura dell'Ufficio Incunaboli e Cinquecentine, è stato avviato un progetto di allestimento di un Catalogo a schede delle edizioni veneziane del XVI secolo conservate presso la Biblioteca Marciana, suddivise per Tipografo.
Preliminarmente è iniziato un recupero delle schede relative agli Autori con le intestazioni A-H, già individuati nell'ambito del Censimento Nazionale delle Edizioni Italiane del XVI secolo, promosso dall'Istituto Centrale per il Catalogo Unico (ICCU, Roma). Successivamente il lavoro procederà di pari passo con tale Censimento.
Ne risulterà un Catalogo ordinato alfabeticamente per nome di Tipografo e, all'interno, per anno di edizione, che verrà messo a disposizione del Pubblico quale ulteriore strumento di ricerca, complementare al già esistente Catalogo delle Cinquecentine italiane ordinato per Autore e, all'interno, per anno di edizione, a tutt'oggi aggiornato in base al Censimento.
Marialuisa Corsa
Fondo Tursi
Nel settembre del 2001 è iniziato il recupero e la catalogazione in SBN di parte della Sezione XIV, relativa alle guide di viaggio, e della serie Miscellanee B del fondo Tursi.
La raccolta ha per oggetto il "viaggio in Italia": testimonianze dirette e indirette, indicazioni e notizie concernenti viaggi e viaggiatori.
In particolare la Sezione XIV comprende opere che vanno dal Cinquecento al Novecento, relative a itinerari turistici per viaggiatori eruditi e curiosi, vademecum con notizie pratiche sulle stazioni di posta, sulle locande e gli alberghi più indicati per soggiornare, guide artistiche o naturalistiche di città e regioni italiane.
Non mancano le opere "classiche": dalla Descrizione di tutta l'Italia di Leandro Alberti, alle varie edizioni di Venezia città nobilissima et singolare di Francesco Sansovino, al Forestiero illuminato di G. B. Albrizzi.
La serie contrassegnata Miscellanee B, che testimonia l'appassionata opera di ricerca di Angiolo Tursi, comprende estratti da riviste, recensioni di opere di viaggio da periodici ottocenteschi italiani e stranieri, opuscoli d'occasione ed anche intere annate di riviste.
Il filo logico che rende così caratteristico questo materiale è l'attenzione particolare posta sugli stranieri che risultano partecipi della storia e della cultura italiana, come ad esempio la nutrita serie di lettere dei corrispondenti esteri di Mazzini, fra i quali il noto patriota ungherese Lajos Kossuth.
Fra i personaggi maggiormente presenti vi è J. W. Goethe, di cui sono raccolte le più varie testimonianze relative alla sua permanenza in Italia: ricordiamo, fra tutte, l'arguto ed informato saggio di Benedetto Croce: Putignano in Terra di Bari e il maestro italiano di Volfango Goethe (Domenico Giovinazzi).
Sono inoltre conservate, quasi interamente, le prime annate del periodico La rivista della Associazione veneta di pubblica utilità (poi Rivista veneta.
Periodico della Associazione veneta di pubblica utilità), stampato a Venezia alla fine dell'Ottocento, ricco di notizie statistiche e di storia locale. La rivista era diretta da Alberto Stelio de Kiriaki, economista veneziano di origine greca, che, dopo aver compiuto studi giuridici a Padova, insegnò Diritto amministrativo nella R. Scuola Superiore di Commercio di Venezia, l'antesignana dell'odierna Facoltà di Economia di Ca' Foscari.
Poliedrico giornalista, de Kiriaki si occupò anche di critica letteraria e partecipò attivamente alla vita politica ed istituzionale della città.
Il recupero di questo fondo marciano mette a disposizione degli studiosi ulteriori contributi per la storia della cultura italiana. La catalogazione è stata curata, per la parte moderna dalla Coop. Copat e per la parte antica dalla dr. P. Bravetti della Marciana.
Patrizia Bravetti, Guglielmo D'Angelo
Venezia nei Cantos di Ezra Pound
Venezia nei Cantos di Ezra Pound Una raffinatissima edizione delle liriche di Ezra Pound intitolata Venezia nei Cantos è stata presentata nell'Antisala della Libreria Sansoviniana il 30 ottobre 2001. Il volume è stato realizzato con i caratteri disegnati da Alberto Tallone (Alpignano, Torino) ed edito con una tiratura di 90 esemplari su velina bianca e 270 su velina avorio allestite espressamente dalle Cartiere Magnani.
La traduzione italiana e l'introduzione sono curati da Mary de Rachewiltz, figlia del grande poeta americano e studiosa della sua opera, che ha partecipato all'evento affiancando, nella presentazione, Rosella Mamoli Zorzi, ordinario di lingua e letteratura angloamericana all'Università Cà Foscari di Venezia.
Il libro non è l'ennesima traduzione di Pound: si tratta di una vera opera d'arte, di un tributo alla poesia di un grande che, come ha detto R. Mamoli Zorzi nel suo intervento, ha saputo rinnovare profondamente la rappresentazione letteraria di Venezia, così come ha rinnovato in modo altrettanto radicale il linguaggio della poesia del Novecento: "Quella di Pound, nelle prime poesie veneziane, è una Venezia solare, portatrice di energia, di vita, non di morte.
In questa visione serena, vitale di Venezia, Pound si distingue dalla letteratura del decadentismo di quegli anni, che sono gli anni de Il fuoco di d'Annunzio, delle liriche di Rilke, naturalmente di Morte a Venezia di Thomas Mann.
La Venezia di Pound è più vicina, piuttosto, a quella rappresentata dai pittori che verso la fine dell'Ottocento e all'inizio del Novecento rompono con le rappresentazioni notturne e romantiche e raffigurano una città 'fresca e mattutina', come ha scritto Guido Perocco". R. Mamoli Zorzi ha poi sottolineato come la vera rivoluzione nella rappresentazione di Venezia si abbia nei Cantos; anche Venezia è qui rappresentata attraverso accostamenti di materiali diversi - con il recupero di brandelli di documenti storici - ed esiti di alta liricità.
A.B
Prossimi incontri e conferenze
- 7 - 8 novembre 2002:
Quinta Conferenza Nazionale degli Istituti Culturali, "Gli Istituti Culturali e le realtà del territorio: nuove prospettive per la ricerca", organizzato dalla Direzione Generale per i beni Librari e gli istituti Culturali del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. - 6 - 7 dicembre 2002:
"Il Codice Cumanico e il suo mondo", in collaborazione con il Centro Tedesco di Studi Veneziani.
A.B
Leggere nuoce alla salute?
Che gli Italiani non brillino in testa alle classifiche dei popoli dediti alla lettura non fa più notizia. Che la lettura sia vista come un'attività poco appetibile, quasi disdicevole, l'ha già affermato nel 1995 un'inchiesta dell'AIE. E che leggere sia addirittura nocivo per la nostra salute l'hanno insinuato non pochi capolavori della letteratura.
Da quest'ultimo paradosso parte il documentato libro di Mauro Giancaspro, Leggere nuoce gravemente alla salute (Napoli, L'Ancora del mediterraneo, 2001), presentato nell'Antisala della Libreria Sansoviniana il 16 novembre 2001 con una prolusione del Direttore Generale per i Beni Librari e gli Istituti Culturali Prof. Francesco Sicilia - il quale, purtroppo assente per motivi di salute, ne ha affidato la lettura al Dr. Massimo Pistacchi - e una vivace intervista all'autore del giornalista de "Il Gazzettino" Sergio Frigo.
Il volume sviluppa da questa divertente provocazione un'interessante ed erudita storia della lettura e del libro - e, attraverso di esso, dei luoghi che da sempre ne sono i depositari e i custodi, le biblioteche - per giungere ad un'appassionata difesa di quel sottile piacere legato all'atto del leggere, visto come espressione di libertà. Pagine pregne di una conoscenza profonda e meditata della materia, spesso rese ancor più gradevoli da una sottile ironia.
L'autore, direttore della Biblioteca Nazionale di Napoli, valente studioso, bibliofilo e instancabile promotore di iniziative per la diffusione della lettura, arricchisce il saggio, oltre che di dotte citazioni, anche di gustosi ricordi personali tratti da una vita dedicata ai libri e di divertenti vignette da lui stesso disegnate.
A.B
Un video sulla Libreria di S.Marco
A Mestre, presso Villa Settembrini, ha sede la Mediateca della Regione Veneto il cui compito primario è valorizzare e diffondere il ricco patrimonio storico culturale regionale.
Tanti i temi presenti nel catalogo: dalla storia dell'arte alla storia locale, da incontri con artisti veneti a ritratti di fiorenti cittadine; da racconti sulle tradizioni locali a scene di commedie dell'arte. Uno dei titoli presentati durante la manifestazione "I mercoledì in Mediateca: dieci incontri che raccontano il Veneto", realizzata dalla Regione del Veneto e dal Cinit-Cineforum Italiano (6 febbraio - 10 aprile 2002), è stato La Libreria Marciana.
Il video, girato da Vittorio Di Giacomo nel 1991 e per l'occasione introdotto da Annalisa Bruni, si presenta come un percorso ideato per conoscere la grandezza e la ricchezza artistico-libraria della Biblioteca Nazionale Marciana. Seguendo una narrazione che unisce una bella fotografia a un competente commento sonoro si va alla scoperta di uno tra gli spazi storicamente più ricchi della città lagunare.
La qualità delle immagini permette di apprezzare il percorso iconografico e iconologico dell'edificio ricco, esternamente e internamente, di simboli, emblemi pittorici e allegorie.
Il video si chiude con una scelta di immagini tratta dal prezioso patrimonio librario conservato al suo interno: manoscritti miniati, atlanti, carte nautiche, incisioni e disegni.
Neda Furlan
Luca Pacioli e Venezia
Nei giorni 22-23 marzo 2002 si è tenuto a Venezia il Convegno "Matematica e Cultura 2002", il sesto della serie iniziata nel 1997. Le finalità degli ideatori (Michele Emmer e Piergiorgio Odifreddi) vanno individuate nelle possibili connessioni tra la matematica e gli altri aspetti del sapere. Nell'edizione del 2002 sono stati trattati temi riguardanti i rapporti tra la matematica e i seguenti argomenti: arte ed estetica, musica, filosofia, cinema, la città di Venezia.
Gli atti usciranno nella primavera del 2003, editi, come quelli degli anni precedenti, dalla Springer Italia:
(http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1051&c=POL79PPA07XWA).
La Marciana ha partecipato al convegno con una relazione di Giovanni Fazzini dal titolo "Luca Pacioli e Venezia". Il noto matematico, nato a Borgo San Sepolcro vicino ad Arezzo tra il 1445 e il 1450, fu un grande divulgatore, traduttore e compilatore di opere di matematica. Nel 1464, giovanissimo, Pacioli si trasferisce a Venezia, frequenta la Scuola di Rialto ed acquisisce la pratica degli uomini d'affari e dei commercianti.
In seguito insegna matematica in varie città d'Italia ed ha occasione di frequentare insigni uomini di cultura come L. B. Alberti, Piero della Francesca e Leonardo da Vinci, di cui diventa amico. Da Leonardo riceve i disegni dei solidi platonici che appariranno nella Divina proportione (1494) che, con la Summa de arithmetica geometria proportioni et proportionalità (1509) e una versione degli Elementi (1509) di Euclide, costituisce il perno della produzione del Pacioli.
Queste opere vengono pubblicate a Venezia presso il tipografo Paganino de' Paganini da Brescia e documentano un rapporto di lunga data tra il Pacioli e la città lagunare.
Nei giorni del convegno la Marciana ha ospitato, grazie alla collaborazione di Stefania Rossi Minutelli, nel salone della Libreria Sansoviniana, alcune antiche opere a stampa di matematica, tra le quali gli esemplari citati nella editio princeps dei tre lavori del Pacioli.
Giovanni Fazzini
I fondi musicali
La sezione "Musica" della Biblioteca Marciana, comprendente opere manoscritte e a stampa, offre una straordinaria testimonianza della produzione musicale che si è pubblicata a Venezia nei secoli XV-XVII; sei Messali, con brani musicali inseriti nel testo, sono invece collocati fra gli "Incunabuli veneti".
Pagina con rigo musicale a stampa. Brano di J. Martini: O beate Sebastiane. Da: Mottetti libro quarto, Venezia, O. Petrucci, 1505 Nell'apposito catalogo speciale si trovano alcune edizioni di Ottaviano Petrucci, e poche altre stampate in diverse città italiane; le case editrici prevalenti sono quelle presenti a Venezia.
Oltre ai Gardano e ai Vincenti i nomi sono quelli di Amadino e Scotto; l'unico straniero presente con alcuni libri di Chansons è Susato di Anversa. Alcuni sono esemplari unici al mondo. Fra gli unica edizioni di Gabrieli, Marenzio, Monteverdi, Rore, Striglio, Vinaccesi; vi si trova inoltre di Angelini Bontempi Il Paride in musica, la prima opera drammatica musicale rappresentata nella Germania del Nord.
I manoscritti rappresentano il fondo più prezioso; in quelli che appartenevano al nobile veneziano Marco Contarini sono comprese le partiture per drammi musicati da Cavalli, Freschi, Pallavicino, Scarlatti, Ziani. Grande importanza ha la collezione 'Canal', con autografi di Benedetto Marcello.
Anna Claut
Periodici
È in fase di realizzazione il progetto di microfilmatura dei giornali veneziani del XIX secolo che è stato affidato alla ditta ITALMAP di Torino. I lavori inizieranno in autunno, dando la precedenza a quelle annate della "Gazzetta di Venezia" (Privilegiata, Uffiziale) che non è stato possibile reperire presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma dalla quale sono stati acquisiti e messi a disposizione del pubblico i microfilm di molte annate comprese tra il 1826 e il 1949.
Si prevede altresì l'acquisto di microfilm di alcuni periodici veneziani socialisti, popolari o progressisti editi nell'800 e nei primi del '900, conservati presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e non reperibili nelle biblioteche veneziane: "Avanti!"; "Eco degli oppressi"; "Il Grido del popolo"; "Il Grido dell'oppresso"; "L'Intransigente"; "Il Lavoratore"; "La Lotta di classe"; "I Malnutriti [poi] Il cittadino"; "La Nuova idea"; "L'Operaio"; "L'Ottantanove"; "La Propaganda"; "Satana"; "Il Secolo nostro"; "Verità e giustizia, o la giustizia manomessa" .
L'Ufficio Periodici collabora al progetto "Un secolo di carta: repertorio analitico della stampa veneziana (1866-1969)" promosso dall'Istituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea, iniziato nel 2000 grazie ad un finanziamento della Fondazione Cassa di Risparmio di Venezia.
Il progetto prevede la schedatura analitica di tutta la stampa periodica (quotidiani, riviste, bollettini) edita a Venezia dall'unità d'Italia fino alla agli anni '60 del '900. Il gruppo di ricerca, coordinato da Marco Borghi, ha individuato circa 1.200 periodici conservati nelle biblioteche cittadine e alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Il lavoro di schedatura è in fase di conclusione; i risultati del lavoro saranno pubblicati in un Cd-rom la cui uscita è prevista per la primavera del 2003.
Con l'occasione la Biblioteca, avvalendosi della collaborazione di Francesca Vianello e Giuliana Bergamini della Coop. Codess, ha avviato un progetto di riordino e recupero di un fondo di periodici (i cosiddetti 'Esclusi') comprendente materiali pervenuti per diritto di stampa, bollettini religiosi, fogli sindacali ecc., alcuni dei quali già presenti nell'Elenco dei periodici compilato da Nereo Vianello nel 1966; la maggior parte di questo fondo però non è mai stata catalogata e non è reperibile in alcun modo dagli studiosi.
Tra il materiale finora recuperato si segnalano a titolo di esempio alcuni interessanti periodici (praticamente sconosciuti) che, ad un primo esame, sembra siano conservati solo alla Marciana: periodici religiosi come "Il nostro foglietto", organo della Congregazione Mariana - Istituto Cavanis di Venezia (1953), o "Il Vincolo" (1949), espressione delle chiese evangeliche del Triveneto; la seconda serie del giornale umoristico "Pantalon" (1951-1958); il primo numero del periodico studentesco "Sveglia giovani!" (1956, direttore Wladimiro Dorigo); la serie dei periodici di cronaca e vita cittadina come "La Voce del Lido" (1961-1968), "Lido di Venezia" (1951), "Gazzetta di Marghera - Mestre - Terraferma" (1961-1965).
Sono state inoltre acquistate sul mercato antiquario le seguenti annate (alcune lacunose) di periodici, tutti mancanti alle nostre raccolte: "L'Acropoli" (1945); "Aretusa" (1944-45); "Il Buonsenso" (1946-1948); "Il Borghese" (1953-1977); "Candido" (1945-1954); "La Difesa della razza" (1938-1939); "Il Dramma" (1945-1948); "L'Europeo" (1945-1948); "Le lingue estere" (1937/38-1952); "Mercurio" (1944-1948); "Panorama" (1939-1940); "Primato" (1940-1942); "L'Uomo qualunque" (1944-1949).
Maria Michieli
Ricordo di Marcello Finazzi
Il 25 marzo scorso è scomparso un caro collega, il Dr. Marcello Finazzi. Era entrato giovanissimo in Marciana, dopo essersi laureato in lettere antiche all'Università degli Studi di Padova con una tesi nel campo linguistico, discussa con il glottologo Carlo Tagliavini.
Con la guida dell'allora Direttore della Biblioteca, Luigi Ferrari, Finazzi aveva continuato a coltivare gli studi linguistici, spaziando dalle lingue antiche alle moderne.
La sua competenza paleografica gli aveva poi aperto la strada allo studio dei manoscritti marciani, in particolare di quelli greci, donati dal Bessarione alla Repubblica. Si occupò anche dell'attività degli antichi tipografi, cui dedicò il suo catalogo La stampa greca a Venezia nei secoli XV e XVI, pubblicato nel 1968 e molto apprezzato dagli studiosi.
Negli anni '70 e '80 Marcello Finazzi divenne Direttore della Biblioteca Universitaria di Padova e successivamente della Biblioteca Universitaria di Bologna, per poi ritornare con un parziale distacco alla Marciana per un progetto di collaborazione col prof. Elpidio Mioni relativo alla catalogazione di codici greci. Con lui è scomparsa una figura di grande onestà intellettuale, degna della nobile tradizione dei bibliotecari antichi della Marciana.
Marino Zorzi
Corso per esperti in servizi bibliotecari
Tra novembre 2001 e aprile 2002 si è svolto a Venezia il "Corso per esperti in servizi bibliotecari" organizzato dalla cooperativa Codess Cultura, con la collaborazione della Biblioteca Marciana e della Biblioteca Querini Stampalia, per rispondere alle esigenze di formazione di base in campo biblioteconomico.
Il corso, finanziato grazie al Fondo sociale europeo attraverso la Regione Veneto, manifesta la volontà della Biblioteca Marciana di offrire un contributo scientifico e formativo (già sperimentato con il "Corso sul libro antico" e le frequenti esperienze di volontariato e di stages che si svolgono presso la Biblioteca) a giovani non occupati che vogliano intraprendere la professione del bibliotecario. Tra i docenti, tutti autorevoli esperti del settore, si trovano infatti molti funzionari della Biblioteca.
Articolato in moduli a frequenza obbligatoria per un totale di 480 ore di teoria e 296 di tirocinio, il corso, frequentato da 14 studenti, ha privilegiato due aspetti relativi al lavoro di biblioteca: da una parte la conoscenza e la pratica delle regole e degli standard catalografici, dall'altra quelle delle tecniche dell'informazione, con l'obiettivo di stimolare la capacità di orientarsi e di far orientare nel vastissimo mondo delle fonti informative su tutti i supporti.
Non è mancata una panoramica sulla storia della stampa e delle biblioteche e una ampia informazione sul diritto e la legislazione in materia di biblioteche. Il corso si è concluso positivamente con l'esperienza diretta degli studenti con il mondo del lavoro in biblioteca; dopo il tirocinio, svoltosi in Marciana e in altre biblioteche a Venezia e nel Veneto, tutti i neo-bibliotecari hanno trovato occupazione nel settore.
Valeria Boscolo
Ricerca di nuovi itinerari formativi
Accogliendo l'invito dell'amministrazione di Jesolo, la Biblioteca Marciana ha collaborato alla realizzazione del 2° "Corso di storia della cultura del veneto orientale- cronaca - tradizione - ambiente", già avviato nel 2001 con il progetto pilota curato da Luigi Berbenni e Alessandro Scarsella.
Articolato in 5 moduli pomeridiani dal 15 gennaio al 7 marzo 2002, il corso ha privilegiato un taglio storiografico che mettesse in evidenza la natura strategica del territorio del Veneto Orientale, dalle origini fino alla prima guerra mondiale, offrendo altresì una possibilità di interpretazione dei mutamenti ambientali intervenuti successivamente entro l'arco dell'invaso lagunare e testimoniati dagli scavi nelle aree di Jesolo e di San Marco in Boccalama.
Alla relazione di apertura di Wladimiro Dorigo, Per una restituzione storica del territorio jesolano in età altomedioevale (costituita da una lezione di straordinaria sintesi sui resti romanici dell'imponente basilica di Santa Maria Maggiore), hanno quindi corrisposto gli interventi successivi di Cuscito, di Colonnello, di Medas, nonché la chiusura dei lavori a cura di Marino Zorzi, basata sul recupero di informazioni inedite presenti nelle antiche cronache manoscritte: "L'interesse delle cronache è duplice: da un lato possono fornire dati preziosi non altrimenti reperibili; dall'altro - continua Zorzi soffermandosi in particolare sulla Cronica Zancaruola - esse documentano il modo in cui gli uomini vedevano gli eventi e se stessi, lo stile narrativo ch'essi preferivano, i fatti che ritenevano più o meno rilevanti e la forma in cui li interpretavano".
Basandosi su documenti rigorosamente inediti (come conviene ad un corso d'alta cultura) sono state presentate, tra passato remoto e passato prossimo, tra storia e cronaca, le relazioni di Francomario Colasanti, Milizia da mar e Milizia da tera: organizzazione militare della Serenissima, di Antonio Assenza, La linea di difesa del Basso Piave, e di Luigi Berbenni, Depositi e percorsi di memoria storica della I^ guerra mondiale.
L'intersezione tra il momento bellico e l'ostinata continuità del servizio bibliotecario, è stata sottolineata da Stefania Rossi Minutelli nella sua lezione Letture al fronte, sorprendente per l'originalità dei materiali proposti intorno a una bella pagina della storia della Marciana.
Negli anni 1915-1916 infatti il direttore della Biblioteca Marciana, Giulio Coggiola, ideò e promosse un servizio di lettura per i soldati, riuscendo, con l'aiuto finanziario di comitati appositamente creati e la collaborazione della bibliotecaria Ester Pastorello e di 45 volontari, a distribuire ben 135.000 libri, che venivano collocati in casse di varie dimensioni, corredate dall'elenco del contenuto, e spedite negli ospedali, nelle prigioni e al fronte.
Come ha affermato Gino Benzoni nelle sue tesi programmatiche, il complesso di questi interventi esemplifica "quel che può significare la memoria individuale dei testimoni, diretti o indiretti che siano, di una situazione particolarmente drammatica e, quindi, anteriore e complementare alla portata di una continuata memoria scritta archivisticamente sistemata".
In effetti "archeologia, codicologia, archivistica e bibliografia rischiano di configurarsi come discipline mute se non messe a confronto con la storia dell'immaginario e della cultura materiale", come ha ribadito nella suo bilancio conclusivo Alessandro Scarsella.
Chiara Callegari
Petrucci e la stampa musicale
In occasione del quinto centenario della pubblicazione a Venezia dell'Harmonice Musices Odhecaton A per opera di Ottaviano Petrucci, si sono svolte in città lo scorso autunno le celebrazioni Venezia 1501: Petrucci e la stampa musicale, promosse dalla Fondazione "Ugo e Olga Levi" con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il contributo - fra gli altri - della Biblioteca Nazionale Marciana. Si articolavano in un convegno internazionale di studi arricchito da quattro concerti (10-13 ottobre) e in una mostra allestita all'interno della Libreria Sansoviniana a cura di Paolo Cecchi e Iain Fenlon (9 ottobre - 11 novembre).
Il catalogo della mostra, curato da Fenlon e Patrizia Dalla Vecchia e pubblicato da Edizioni della Laguna, consente di rivisitare - anche attraverso i saggi introduttivi di Marino Zorzi, Fenlon stesso e Cecchi - sia il contesto storico e culturale che fece da sfondo all'attività editoriale di Petrucci sia l'intero allestimento marciano.
Il percorso espositivo, comprensivo di cinquantotto unità provenienti da tredici prestatori, si strutturava in sette sezioni (A-G) e un'appendice:
Marca tipografica
di Ottaviano Petrucci
- libri a stampa contenenti esempi musicali a caratteri mobili o in xilografia pubblicati fra il 1480 e il 1525 (nn. 1-10);
- manoscritti di musica sacra e profana prescelti a dimostrazione di come formato, design e/o tradizione musicale dei libri a penna siano stati tenuti in ovvia considerazione da Petrucci e di come la musica polifonica abbia continuato ad essere largamente diffusa anche attraverso il manoscritto almeno fino alla metà del '500 (1491-1530 ca., nn. 11-15);
- diciotto raccolte musicali edite da Petrucci a Venezia (1501-1509, nn. 16-26) e quindi a Fossombrone (1511-1520?, nn. 27-33), equivalente a circa il 35% della produzione nota del pioneristico editore e rappresentativo dei generi e dei repertori del suo catalogo (nn. 18-33);
- gli unici tre volumi meramente letterari usciti dai torchi forosempronesi di Petrucci (1513-1516, nn. 34-36);
- quattordici stampe musicali di tipografi o incisori coevi, primo fra tutti Antico (1516-1526, nn. 37-38, 39-396, 40-45);
- libri letterari veneziani del 1501 (nn. 46-49);
- edizioni letterarie e riproduzioni fotografiche di documenti relativi alla diffusione e al consumo delle pubblicazioni petrucciane nel '500 (nn. 50-52, 531-533). Seguiva a quest'ultima sezione l'appendice, Post scriptum veneziano (1953-1986), dedicata a due episodi della ricezione novecentesca delle opere dell'editore marchigiano (nn. I-IV).
Il pezzo più significativo e prestigioso di tutta la mostra era l'unico esemplare ad oggi noto della prima edizione dell'Odhecaton A, concesso dal Civico Museo Bibliografico Musicale di Bologna. Anteriormente al 1501 non era mai stato pubblicato un volume - impresso a caratteri mobili con la mirabile perfezione tipografica dell'Odhecaton - interamente dedicato a musiche polifoniche profane. Volume destinato ad essere poi il primo di un interessante catalogo editoriale con cui Petrucci dà il via, in una Venezia che poteva contare su un sofisticato sistema di vendita e distribuzione del libro, ad una importante rivoluzione nell'ambito della produzione e del consumo della musica.
Di particolare interesse erano anche diverse delle ventiquattro opere esposte dalla Marciana.
Fra tutte: sette edizioni musicali e due letterarie pubblicate da Petrucci (nn. 20-22, 26, 30-32 e 34, 36), un incunabolo letterario con il primo brano completo conosciuto di composizione polifonica profana impressa xilograficamente (C. Verardus, Historia Baetica, 1493, n. 10), una minuscola giuntina liturgica del 1506 contenente tre rari esempi di cantus planus binatim (Monastici cantus compendiolum, n. 4), un'orazione pubblica del dedicatario dell'Odhecaton: il colto diplomatico veneziano Girolamo Donà (La Oration, Vitali, 1501, n. 48).
Tiziana Morsanuto
Mostra "Carte di riso"
Le sale monumentali della Biblioteca Marciana hanno ospitato, dal 15 novembre 2001 al 20 febbraio 2002, la mostra "Carte di riso. Genti, paesaggi, colori dell'Estremo Oriente nelle collezioni della Società Geografica Italiana".
Mappe, rotoli, disegni a china, incisioni, dipinti su seta, calchi, ventagli: una cinquantina di pezzi (in gran parte manoscritti e quindi pezzi unici) scelti dal ricco patrimonio chiuso da almeno ottant'anni nei depositi della Società Geografica Italiana, a Villa Celimontana in Roma.
Carta del Giappone,
e isole e paesi adiacenti,
prodotta a Imari nel periodo
di regno Tenpô (1830-1843)
Dipinta a mano in bianco
piatto di porcellana
Il materiale esposto proveniva da due fondi molto importanti per la cartografia orientale: la donazione di carte giapponesi del console Cristoforo Rebecchi, avvenuta nel 1886, e l'acquisto fatto dalla Società, nel 1927, della collezione antiquaria di carte geografiche cinesi del console d'Italia a Pechino, Giuseppe Ros.
Il prezioso materiale - prodotto fra il XVII e il XIX secolo - è stato restaurato dai tecnici del Museo d'arte Orientale di Roma e, una volta catalogato, è uscito dalla sua sede di conservazione per la prima volta proprio in occasione di questa mostra, curata da Claudia Mancini e Alberto Manodori.
Venezia, con la sua millenaria tradizione di ponte verso l'Oriente, è apparsa agli organizzatori la sede ideale per far conoscere al grande pubblico questa interessante raccolta i cui pezzi sono stati selezionati, tra oltre 2000, in base alla rarità, alla rilevanza scientifico-culturale e alla qualità estetica in modo da soddisfare sia lo studioso (che ha potuto scoprire varietà di tecniche e di stile) sia il semplice curioso (che ha avuto la possibilità di ammirare la raffinatissima rappresentazione di un itinerario orientale di carta - di riso e non - seta, legno e porcellana come opera d'arte).
Nel percorso espositivo spiccavano bellissime pitture di paesaggio raffiguranti scene di vita quotidiana delle popolazioni del nord-ovest della Cina, una singolare carta della penisola arabica nella quale le città della Mecca e di Medina sono raffigurate con stile architettonico cinese, album etnografici sugli usi e costumi cinesi, rarissimi calchi in pietra per incisioni (una tecnica utilizzata in Cina fin dall'antichità per riprodurre fedelmente testi calligrafici, carte geografiche e dipinti), schemi di postazioni militari e un curioso piatto di porcellana bianco e blu in cui è dipinto il Giappone, con le isole e i paesi adiacenti.
Il catalogo, curato da Claudio Cerreti, è stato pubblicato dalla Società Geografica Italiana. L'allestimento è stato progettato da Stefano Filippi della Soprintendenza per i Beni Architettonici e il Paesaggio di Venezia.
A.B.
Magia, Alchimia, Scienza dal '400 al '700 ...
Questa mostra (30 maggio - 15 settembre 2002), nata dalla collaborazione della Biblioteca Marciana con la Bibliotheca Philosophica Hermetica di Amsterdam, dalle quali provengono quasi tutti i libri esposti, è stata concepita come la continuazione ideale di quella tenutasi nel 1999 a Firenze presso la Biblioteca Medicea Laurenziana con il titolo "Marsilio Ficino e il ritorno di Ermete Trismegisto".
Il labirinto di Salomone (part)
Cod. Marc. Gr.Z.299(=584),
sec. XI, c. 10 v:
Interpretando i tre percorsi in cui si è articolata la mostra veneziana secondo i tre principi alchemici, si potrebbe definire anima della mostra la ricostruzione storica della diffusione dell'ermetismo nella cultura europea attraverso più di cento testi antichi, manoscritti e a stampa, curata da Carlos Gilly, direttore dell'Istituto Ritman della BPH di Amsterdam.
In questa occasione per la prima volta nel Salone Sansoviniano sono state esposte, le une accanto alle altre, opere a contenuto ermetico provenienti da due biblioteche, quella del cardinale Bessarione, grande studioso greco, la cui donazione nel 1468 alla Repubblica Veneta portò alla istituzione della stessa Biblioteca Marciana, e quella di Joost Ritman, mecenate del nostro tempo, specializzata in ermetismo, misticismo, alchimia e rosacrocianesimo, aperta al pubblico dal 1984.
Il percorso espositivo della mostra, illustrato dal secondo volume del catalogo edito dal Centro Di di Firenze, che si apre con i manoscritti e gli incunaboli del Corpus Hermeticum e dell'Asclepius posseduti dal Bessarione, si chiude con i manoscritti e gli incunaboli delle Geheime Figuren der Rosenkreuzer di proprietà di Joost Ritman, in un "continuum" ideale fra ermetismo e rosacrocianesimo al di là dello spazio e del tempo.
Chaos veterum (part.)
Cod. Marc. Lat. VI,305(=2424),
sec. XVII, c. 4r:
La scelta della Biblioteca Marciana quale sede dell'esposizione è stata determinata non solo dalla ricchezza dei suoi fondi a contenuto ermetico, ma anche dal ruolo svolto da Venezia, alla fine del '400 e nella prima metà del '500, come il più importante centro tipografico europeo che, con l'editio princeps del Pimander stampata a Treviso nel 1471 e le numerose edizioni veneziane della stessa versione ficiniana, ripubblicata successivamente nelle principali capitali tipografiche europee, contribuì in maniera decisiva al risveglio dell'interesse per l'ermetismo nel resto d'Europa fino alla nascita, all'inizio del '600, dei misteriosi Rosacroce ed alla loro rinascita, alla fine del '600, come Fratelli dell'Aurea e Rosea Croce.
La lettura di alcuni elementi architettonici e decorativi della Libreria Sansoviniana in senso ermetico, quale corpo che ha ospitato la mostra, ed un suggestivo percorso iconografico-scenografico, come viaggio iniziatico verso la luce della Conoscenza di Sé e del Tutto, suggeriti da Ferdinando Rizzardo, si sono snodati e riannodati come un duplice filo di Arianna al rincorrersi, ancora una volta nello spazio e nel tempo, di 12 acromie create dall'artista veneziano Lorenzo Spinazzi che, quali immagini di luce, l'hanno poi irradiata in maniera soffusa su testi ed ambienti dell'antica Libreria, interpretando simbolicamente lo spirito della mostra, la trasformazione dell'uomo in "Corpo di Luce".
Il progetto dell'allestimento è stato curato dall'architetto Stefano Filippi in collaborazione con F. Rizzardo della Soprintendenza per i Beni Architettonici e il Paesaggio di Venezia.
Paola Cadelano
Prossime mostre
(Libreria Sansoviniana)
- 20 dicembre 2002 - 31 gennaio 2003:
Niccolò Tommaseo e il suo mondo - 6 marzo - 18 maggio 2003:
Autopsie virtuali. Le "pitture colorate" di Girolamo Fabrici d'Acquapendente nell'iconografia anatomica
Disponibili in rete le segnature dei codici marciani
Nella pagina dell'Ufficio manoscritti, sono ora consultabili le segnature dei codici marciani. Poiché le segnature presentano una certa complessità, l'elenco può aiutare ad una maggiore chiarezza nella ricerca, e dà la possibilità di verifiche. La stesura finale degli elenchi è opera paziente e accurata della dottoressa Elisabetta Barile; l'inserimento in XHTML nelle pagine web è stato curato da Maurizio Vittoria.
Nel sito si ricorda la struttura del fondo manoscritti della Biblioteca, come si è venuta formando storicamente.
I codici marciani sono divisi per lingua: Greci, Latini, Italiani, Francesi del Fondo Antico, Stranieri dell'Appendice, Orientali. Il Fondo Antico comprende i manoscritti inventariati da Anton Maria Zanetti nei cataloghi pubblicati nel 1740-41: i codici vengono contraddistinti dalla lettera Z ad abbreviare il nome del catalogatore.
Il Fondo Antico presenta serie di numeri divise per lingua. Chiusosi il Fondo Antico, i manoscritti entrati in seguito sono stati inventariati in Appendici, strutturate per materia e divise in classi. Ciascuna classe all'interno delle Appendici è designata con un numero romano e ha avuto una serie distinta di numeri.
L'ultima parte della segnatura è costituita per ogni codice dalla collocazione fisica stabilita nel 1904, o nel corso delle acquisizioni successive.
Nella pagina web, dall'elenco dei fondi marciani si accede alla lista delle segnature di tutti i codici, divisa secondo le partizioni maggiori. Per i codici Latini descritti nel catalogo del Valentinelli (nello stesso luogo si troverà anche l'elenco dei Cataloghi a stampa di uso corrente) è stato indicato il volume e la pagina dove reperire la descrizione; lo si è ritenuto utile dal momento che Valentinelli ha usato un ordine proprio, che viene spesso confuso con la segnatura marciana.
- Con accesso separato, all'interno della medesima pagina web, richiamabile alla voce "Tabella delle concordanze" si dà anche, per comodità di chi possedesse solo segnature incomplete, l'elenco delle segnature ordinato secondo i numeri di collocazione fisica. Si ricorda che tale numero costituisce solo l'ultima parte della segnatura, e non identifica il codice.
Susy Marcon
Un sito Web accessibile
Gli enormi sviluppi delle attività in Internet spingono ad una urgente applicazione degli standard che favoriscano l'accessibilità e l'usabilità delle pagine Web anche alla popolazione più svantaggiata, come i disabili, in special modo i non vedenti e gli ipovedenti e, in generale, a tutti coloro che usano delle tecnologie diverse dal consueto.
Questi, per accedere al Web, usano solitamente degli ingranditori di testo, tastiere e schermi braille, oppure dei lettori vocali dello schermo (screen-reader). Ma tali strumenti non sono in grado di far loro fruire le informazioni, se queste sono create in modo troppo complesso: pagine sovrapposte o create soltanto per certi applicativi, immagini al posto del testo, scritte in movimento, programmi che vanno in esecuzione assieme al documento Web, filmati, tabelle complesse, ecc.
Nel sito della Biblioteca Nazionale Marciana è stata posta, fin dall'inizio, una attenzione particolare all'accessibilità, mediante l'uso di particolari tecniche di progettazione e di costruzione dettate dalle Linee guida per l'accessibilità ai contenuti del Web, del progetto WAI (Web Accessibility Initiative) del W3C.
Si è arrivati così ad ottenere un alto grado di accessibilità nel 95% dei documenti, in linea con le direttive dell'Unione Europea e anticipando nei tempi le disposizioni in seguito pubblicate: la Direttiva del Ministro della Funzione Pubblica sull'accessibilità dei siti Web delle Pubbliche amministrazioni (13 marzo 2001) e l'analoga Circolare AIPA (6 settembre 2001).
Il codice di ogni documento è convalidato dal W3C stesso, come attestato dalle piccole immagini o testo in basso a destra delle pagine.
Maurizio Vittoria
Note:
(1) Vedi anche: M. Vittoria, Sito Internet, in: "Biblioteca Marciana newsletter", n.2, autunno 1999, p. 17.
(2) Il W3C (World Wide Web Consortium: http://www.w3.org) è l'organismo internazionale che ha lo scopo di sviluppare dei protocolli standard per il Web; la sua missione è essenzialmente quella di portare il Web al massimo delle sue potenzialità, favorendo l'interoperabilità tra vari sistemi odierni, e di porre le basi per le tecniche future.
Nelle "Linee guida per l'accessibilità ai contenuti del Web" (Web Content Accessibility Guidelines: >) si trovano indicazioni pratiche per togliere le barriere "virtuali" che frenano gli accessi a chi usa degli strumenti particolari, come, ad esempio, alcuni tipi di disabili.
La conformità ai livelli specifici contenuti nel documento del WAI è, attualmente, di tre tipi: "Livello A", "Doppia A", "Tripla A", a seconda del grado di raffinamento usato per rendere accessibile un documento web.
GeoWeb
Il servizio GeoWeb - dedicato alla consultazione on-line dei materiali cartografici e grafici antichi della Biblioteca Marciana - ha incontrato, dal momento della sua istituzione (aprile 2000), considerevole favore presso i lettori, gli studiosi e gli specialisti di tutto il mondo, come dimostrano le oltre 20.000 interrogazioni pervenute nel periodo gennaio 2001 - luglio 2002.
Sulla scorta di tale positiva accoglienza, è stato programmato e avviato l'ulteriore sviluppo del servizio, grazie al quale l'offerta potrà arricchirsi entro i prossimi mesi di alcuni importanti aggiornamenti.
Innanzitutto, per effetto del finanziamento concesso ad hoc dal superiore Ministero, 10.000 nuovi documenti saranno presto parte della base-dati GeoWeb, in aggiunta ai 16.000 già disponibili, catalogati come di consueto secondo lo standard ISBD(CM) e visibili in formato digitale sia a bassa che ad alta risoluzione.
In particolare, le immagini che faranno parte di questo nuovo lotto di documenti saranno consultabili in alta risoluzione (formato JPG) anche in collegamento remoto, previa la semplice auto-registrazione da parte dell'utente al momento dell'accesso.
Inoltre, al fine di adeguare il servizio alla ricchezza dei contenuti offerti, il sito GeoWeb sarà completamente rinnovato tanto nelle funzioni che nell'aspetto; saranno così aggiunte nuove possibilità di ricerca dei documenti per aree geografiche (puntatore geografico) tanto in formato testo che in modalità grafica, e saranno periodicamente proposti percorsi tematici, o piccole "mostre" virtuali, con scopo prevalentemente didattico.
Piero Falchetta
Ricordo di Giovanna Luisa Ravagnan
Per noi della Marciana, Giovanna Luisa Ravagnan non era soltanto una competente archeologa, la vivace Direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Venezia e una valente studiosa.
Era anche una sorta di "vicina di casa" con la quale si era iniziata un'avventura unica in Italia: l'avvio del percorso integrato dei Musei di Piazza S. Marco che ha riunito istituti museali comunali e statali in un'unica offerta alla cittadinanza e ai turisti.
Avventura complessa proprio per la sua novità che comportò problemi di non semplice soluzione. Palazzo Ducale, Museo Correr, Museo Archeologico e Libreria Sansovinana (Sale Monumentali della Biblioteca Marciana) nel 1999 vennero unificati non soltanto attraverso uno stesso biglietto d'ingresso, ma anche con l'istituzione di orari omogenei, biglietterie, bookshop e altri servizi aggiuntivi comuni.
Un evento che Gianna, così si faceva chiamare dagli amici, colse con entusiasmo come irripetibile occasione per rilanciare il suo Museo, che, pur essendo nel cuore della Venezia più conosciuta e visitata, rimaneva ai margini dei flussi turistici, poco frequentato nonostante l'eccezionalità e l'importanza delle collezioni esposte.
La ricordo battagliera e propositiva alle riunioni che precedettero la realizzazione del progetto. La ricordo emozionata al momento della storica riapertura delle porte murate che separavano il Salone della Libreria e il Museo Correr dalle sale del suo Museo, posto al centro del percorso.
Fu per me anche simpatica compagna di viaggio (accompagnammo insieme materiali da esporre alla mostra "The Glory of Byzantium" a New York, nell'inverno del 1997) e di lavoro: nel settembre di quello stesso anno organizzammo insieme la mostra "Lo Statuario Pubblico della Serenissima.
Due secoli di collezionismo di antichità: 1596-1797", una mostra che segnò un altro momento storico nella vita dei nostri due istituti. Era già malata, eppure affrontava ogni progetto con immutata energia, senza mai far pesare agli altri la sua sofferenza e le preoccupazioni per la sua salute che andava inesorabilmente peggiorando.
Ci ha lasciati il 7 giugno scorso e solo qualche giorno prima era ancora alla sua scrivania, senza che il suo sorriso e la sua carica l'avessero abbandonata, sempre pronta a coinvolgere colleghi e collaboratori nella passione che metteva nel suo lavoro e nell'amore per il suo Museo, che con lei è passato da ventimila a centomila visitatori all'anno.
Ci mancherà. Molto.
Annalisa Bruni





